Valle Anzasca Passo Mondelli e Passo del Moro 02 Luglio 2022


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Relive ‘Passo Mondelli’

Quello di Mondelli è un passo che si apre a quota 2830 m lungo la cresta di confine che unisce il Pizzo di Antigine allo Joderhorn. E’ un itinerario a torto poco frequentato, in ambiente incantevole, severo e poco antropizzato, che riporta alla memoria le fatiche degli spalloni che, fino agli anni 70 del secolo scorso, utilizzavano questo valico per i loro traffici. Una piccola cappella eretta nel 1985, ne ricorda le avventurose imprese. La possibilità di traversata al passo del Moro e la discesa in funivia evitano di ripercorrere l’itinerio di salita.

Lasciata l’auto nel parcheggio all’ingresso del paese (1181 m), si attraversa il piccolo borgo passando d’innanzi alla bella casa degli specchi e si prende la mulattiera costeggiata da muretti in sasso, in direzione NNO. La mulattiera lascia presto il posto ad un sentiero che sale ripido nel bosco e conduce alle baite dell’alpe Cortevecchio (1476 m). Il sentiero, pulito di recente, porta ad attraversare il torrente (alcune corde fisse aiutano a superare un tratto che, se bagnato, può essere un po’ insidioso) e risale sfruttando un sistema di cenge che consentono di superare la barra rocciosa. Ormai fuori dal bosco, il sentiero ben segnalato con recenti segni di vernice raggiunge l’alpe Predenon (1831 m) e risale con pendenza costante tra distese di rododendri. Il passo è visibile dritto davanti a noi, ma ancora lontano. A quota 2300 di incontra una bellissima radura, attraversata dal torrente che forma pittoresche cascatelle. I segni di vernice aiutano a districarsi nella pietraia. Ci e si sposta ora sulla sinistra (destra orografica), per superare delle placche rocciose. Attraversato un piccolo nevaio la traccia risale ora molto ripida gli sfasciumi e, con stretti tornanti, porta al passo (2830 m).

Discesa: dal cippo di confine ci si abbassa sul versante svizzero e si seguono i segni rossi che guidano tra i grossi blocchi in direzione SO. Le placche di neve dura o ghiaccio possono essere facilmente aggirate abbassandosi leggermente, per risalire poi sulla traccia originaria. Paletti, ometti e segni di vernice aiutano a districarsi tra placche rocciose e grossi massi, anche se la statua della Madonna ben visibile lascia pochi dubbi sulla direzione. Raggiunta la spalla dello Joderhorn si può scendere verso lo skilift del San Pietro o, come abbiamo fatto noi, proseguire verso la statua. Da qui una serie di gradini aiuta a superare le placche rocciose e, passando accanto al laghetto, si arriva alla stazione della funivia. Gitona!

Tempo di salita: 4,15 ore; 1,15 per arrivare alla funivia
Dislivello: 1750 m circa con le risalite
Sviluppo: 8,8 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: percorso  ben segnalato fino al passo, poi qualche segno di vernice e qualche paletto di segnalazione. Pochissima neve. I tratti ghiacciati si aggirano facilmente.


Anzola Via “a Carlo Carmagnola” 25 giugno 2022

Da qualche tempo volevamo fare questa via, che ci era stata consigliata anche dal suo apritore, la guida alpina ossolana Alberto Giovanola. Il giudizio è veramente entusiastico. La via è molto bella, cosi come la roccia e la chiodatura ravvicinata consente a molti di cimentarsi su gradi non proprio banali. Anche l’ultimo tiro, con un passo di 6b, è facilmente azzerabile.

La via è dedicata a Carlo Carmagnola, forte alpinista e guida alpina omegnese, che perse la vita travolto da una valanga, insieme a Cesare Oglina e altri scialpinisti, nel 1984 sul monte Tantanè.

Dalla falesia Bocca della valle attraversare il torrente nei pressi di una presa d’acqua. Risalire il bosco sul versante opposto per ripido sentiero segnato da ometti. Rimontato uno strapiombino su una scaletta metallica, alcune catene aiutano a superare una placca scivolosa. Ritornati sul versante sinistro orografico del torrente, si seguono le corde fisse che portano all’attacco della via. 10 minuti dalla falesia

1° tiro 5c: bella placca inizialmente facile, con qualche passo delicato a metà. Superato un ostico risaltino, diventa più facile verso lo spigolo di destra fino alla sosta. 20 m

2° tiro 5a/b:  facile placca 20 m.

3° tiro 5c: spostarsi alcuni metri a sinistra, con l’aiuto di una fissa e risalire la bella lama, oggi bagnata e un po’ scivolosa. Poi placca più facile fino alla sosta. 20 m.

4° tiro 5c: spigolo bello e aereo. Più facile partendo nel diedro di sinistra. 20 m.

5° tiro 6a: è forse il tiro più bello e vario. Partenza delicata ma con un po’ di attenzione si trova tutto, poi placca più facile. 25m

6° tiro 5a: traversare la facile placca verso destra, oggi resa più insidiosa da un tratto bagnato. 15 m.

7° tiro 6b: è un bellissimo tiro, con qualche passo impegnativo: la chiodatura perfetta consente di provare anche a chi, come me, non è proprio a suo agio su questi gradi. Dalla sosta spostarsi a sinistra e poi seguire la placca verso destra fino allo spigolo e poi in verticale e su placca più appoggiata fino alla sosta. 20m.

Discesa: in doppia lungo la via. Attenzione se si saltano le soste: può essere difficoltoso recuperare le corde.

Chiodatura: ottima, veramente plasir

Difficoltà: 6b (1 passo). 5b obbligatorio
Materiale: 12 rinvii- Corda intera da 70/80 metri
Sviluppo: 150 m circa
Tempo di salita: 20 minuti all’attacco; 2 ore per la via


Monte Faiè da Bracchio 11 Dicembre 2021


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Relive ‘Monte Faiè da Bracchio’

In attesa della neve vera, approfittiamo della bella giornata, anche se ventosa, per affrontare un magnifico itinerario, che avevamo già percorso qualche anno fa.

Lasciate le auto all’ngresso di Bracchio (310 m), abbiamo attraversato il paese seguendo le indicazioni, e abbiamo imboccato l’ampia mulattiera lastricata, che sale ripida nel bosco. Superato un primo gruppo di baite, si arriva a Vercio (828 m), magnifico punto panoramico da cui si gode una fantastica vista sulla bassa Ossola e sui laghi. Oltre l’alpeggio il sentiero prosegue meno ampio ma sempre evidente, nonostante la neve, e porta alla colma di Vercio (1250 m). Da qui seguiamo fedelmente l’ampia dorsale, fino alla vetta (1352 m).

Discesa: proseguiamo per un lungo tratto seguendo la Costa, in direzione E fino a quota 1100 m circa, dove incontriamo il sentiero che proviene da Corte Buè. Lo percorriamo in direzione SO e raggiungiamo l’alpe Ompio e l’accogliente rifugio Fantoli (997 m). Raggiunto Ruspesso e la strada, proseguiamo sul sentiero che ne taglia i tornanti, fino alla cappella di Erfo (662 m), dove troviamo il sentiero che ci riporta a Bracchio.

Tempo salita: 3,15 ore, comprese le soste. 6,30 ore per il giro, con sosta al rifugio.
Dislivello: 1100 m circa
Sviluppo: 12,5 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: sentieri innevati ma evidenti e al momento facilmente percorribili. Possono diventare insidiosi in caso di gelate.

Val Formazza Corno Brunni 5 Settembre 2021


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Relive ‘Formazza Corno Brunni’

Abbiamo frequentato parecchio, negli anni, la val Formazza, ma al Corno Brunni, per un motivo o per l’altro, non eravamo mai saliti. Abbiamo approfittato di una bella giornata di inizio settembre per colmare questa lacuna.

Dopo aver lasciato l’auto nei pressi della Pernice Bianca (il parcheggio a Riale è tutto a pagamento, ma il cambia monete non funziona e non accetta carte o bancomat) sono tornato a Riale costeggiando il Toce e ho preso il sentiero e, tagliando i tornanti della strada, sono arrivato al Rifugio Maria Luisa. Da qui ho preso il sentiero che si inoltra nella Valrossa e l’ho seguito fino al bivio, segnalato da un cartello, che si snoda in direzione O. Il sentiero non è sempre evidente, ma è ben segnalato da numerose paline. Con percorso in leggera salita si percorre la testata del vallone delle Marmotte e si aggira la spalla meridionale del corno Brunni, quotata 2725 m, per salire poi al Lago Brunni (2661 m). Costeggiando il lago sulla destra, si sale per tracce di sentiero su detrito fine ad un colle. Qui il sentiero volge a E e risale il ripido pendio, sempre su terreno instabile, fino ad una sella. Deviando a N, in pochi minuti si arriva alla frastagliata vetta. (2862 m)

Discesa: tornato al colle sopra al lago, ho preso l’esile traccia che attraversa il franoso versante NO del corno, in direzione del Passo Brunni, tra il corno Brunni e il corno Gries. La traccia è molto esile e il terreno infido, da percorrere con grande attenzione. A qualche decina di metri dal passo, la traccia svanisce contro una serie di rocce marce e sono costretto a scendere un po’ avventurosamente alla base del pendio, per salire poi faticosamente al passo. Anche la discesa sul versante Valrossa non è molto agevole, per pendenza e terreno friabile, ma con qualche attenzione si raggiunge il fondo del vallone, dove si ritrova il sentiero che, percorrendo la magnifica Valrossa, riporta al Maria Luisa. Da qui, ripercorrendo l’itinerario di salita, sono tornato alla macchina. Gita molto bella

Tempo salita: 3,45 ore, comprese le soste.
Dislivello: 1150 m circa, comprese le risalite
Sviluppo: 16,5 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: buoni sentieri, ben segnalati fino al bivio per il lago Brunni; poi paline e ometti fino al lago. Dal lago in su solo tracce di passaggio, ma il percorso è evidente. L’itinerario di rientro dalla Valrossa, per il pendio attraversato e l’instabilità del terreno, non è consigliabile.

Val Vigezzo Pizzo la Scheggia 27 Agosto 2021


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Relive ‘Val Vigezzo Pizzo la Scheggia’

La Scheggia è la cima più alta della Val Vigezzo, ma essendo un po’ defilata e di non facilissimo accesso è, a torto, relativamente poco frequentata.

Dopo aver lasciato l’auto ad Arvogno, siamo scesi ad attraversare i torrenti, prima su un ponte su travi in ferro, poi su una piccola passerella, nei pressi di una magnifica lanca. Il sentiero inizia a salire e raggiunge le baite di Coier. Proseguendo nella bella faggeta si raggiungono gli alpeggi di Cortino (1352 m) e Anfirn (1524 m). Dirigendoci a N, raggiungiamo il bivio con l’indicazione per il bivacco Regi (1888 m). Il sentiero sale ripido in un rado bosco di larici. Raggiunto il bivacco, chiuso a chiave come tutti i bivacchi della Val Vigezzo, si prosegue su un sentiero che, con un ampio giro in senso antiorario, porta a superare la bastionata rocciosa in un punto facilmente percorribile. Si raggiunge cosi l’ampio spallone della montagna. Il sentiero non sempre è evidente: un po’ di ometti aiutano a trovare il percorso migliore, che comunque consente varianti, fino alla vetta (2466 m).

Discesa: Per lo stesso itinerario fino al bivio del sentiero per Anfirn. Da qui abbiamo deciso di allungare un po’ il giro, dirigendoci verso l’alpe Riola, per proseguire poi verso Campeglio, la Colla e Borca, per tornare poi ad Arvogno, passando da Verzasco. Gita molto bella

Tempo salita: 4,15 ore, comprese le soste.
Dislivello: 1750 m circa, comprese le risalite
Sviluppo: 15 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: buoni sentieri, ben segnalati fino al bivacco Regi: poi ometti e tracce di passaggio. Al ritorno, il sentiero in corrispondenza del superamento del torrente tra Campeglio e la Colla è parzialmente franato è presenta qualche difficoltà.

Val Cannobina Limidario da Spoccia 24 agosto 2021


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Relive ‘Limidario da Spoccia’

Il Limidario è una meta che abbiamo raggiunto spesso, con gli sci e a piedi, ma sempre partendo da Cortaccio. Questa volta siamo partiti da Spoccia, in valle Cannobina ed è stata una piacevole variante,

Dopo aver lasciato l’auto a Spoccia (798 m), prendiamo il bel sentiero che porta alla cappella Lego (1143 m). Proseguendo nel bosco, arriviamo ai Tre Confini, dove incontriamo la strada sterrata che seguiamo fino all’alpe Spoccia (1550 m). Proseguendo in direzione N, arriviamo all’alpe La Quadra, dove c’è un bel bivacco. Il sentiero sale ripido verso una cimetta quotata 1781 m e prosegue passando sul versante E della Testa Fontai. Passato un facile canalino attrezzato si raggiunge la cresta e la si segue fino alla vetta (2186 m).

Discesa: tornati all’alpe La Quadra, proseguiamo sul percorso di salita fino ad un colle quotato 1565 m. Qui parte un sentiero molto ben segnalato che scende vertiginosamente nella valletta. E’ un sentierino ripidissimo, con tratti molto esposti e che attraversa strette cenge. I passaggi più impegnativi sono messi in sicurezza con catene. Merita veramente, anche se il tempo necessario è decisamente superiore a quello indicato sul cartello.

Tempo salita: 4 ore, comprese le soste.
Dislivello: 1500 m circa
Sviluppo: 16,5 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: buoni sentieri, ben segnalati e manutenuti su tutto l’itinerario. Il sentiero di discesa richiede attenzione.

Val Vigezzo Bagni di Craveggia 14 Agosto 2021


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Relive ‘Bagni di Craveggia’

Gita molto bella e molto lunga, anche con l’ausilio della cabinovia che porta alla Piana.

Dopo aver lasciato l’auto alla Vasca (974 m), sono sceso lungo la strada fino a Prestinone (800 m), dove ho preso la cabinovia che mi ha portato alla Piana (1714 m). Dalla stazione della funivia, ho preso la mulattiera che sale in diagonale verso sinistra, in direzione della Bocchetta di Muino (1977 m). Qui inizia la lunga discesa. Si passa dai bei laghetti di Muino e dal bivacco Greppi, Dai laghetti è possibile scendere ai Bagni di Craveggia con percorso più diretto, ma ho preferito allargare il giro, percorrendo tutta la testata della valle Onsernone. Raggiunto l’alpe Ruggia (1887 m), il sentiero prosegue in leggera discesa, contornando la testata della valle e porta all’alpe Tenda (1853 m). Qui il sentiero comincia ad abbassarsi più rapidamente in direzione dell’alpe Pianezza (1620 m), dove entra nel bosco di faggi e scende ripido verso l’alpe Cortaccio (1166 m), adibito a bivacco. Proseguendo su sentiero pianeggiante, si arriva ad un bivio e si scende ad attraversare il torrente su un ponte di cemento. Il sentiero prosegue ampio fino all’alpe Fondo Monfracchio (1077 m). Si costeggia il torrente su un ampio sentiero per un lungo tratto, per poi scendere nel letto del torrente dove il sentiero è stato spazzato via dall’acqua. Percorso un centinaio di metri, cercando il percorso più agevole, si torna sull’argine, dove si ritrova il sentiero. Continuando sul sentiero pianeggiante, in breve si arriva in vista dell’edificio dei bagni di Craveggia, sull’altra sponda del fiume.
La costruzione è diroccata, ma all’esterno sono state recentemente realizzate delle piccole piscinette di acqua fredda e delle vasche scavate nella pietra, ma oggi senz’acqua. Il pavimento è stato coperto da un tavolato di legno interrotto da lastre di vetro, piuttosto scivolose.
L’acqua termale a 28 gradi sgorga all’interno di una piccola sala con soffitto a volta e viene raccolta in una grossa vasca, che occupa tutta la saletta. Un bagno ristoratore è d’obbligo. Al di sopra della costruzione dei bagni si trova un piccolo oratorio, all’interno del quale si sono posti dei pannelli che descrivono la storia dei bagni e dell’albergo, distrutto da una grande valanga nel 1951. Accanto alla costruzione parte il sentiero che, passando in vista della ex caserma della finanza, risale tutta la valle del rio Sant’Antonio e tocca gli alpeggi di Isornia di sotto e di sopra (1478 m). Raggiunta la bocchetta, dove sorge la cappella dedicata a sant’Antonio, si incontra il sentiero ben segnalato che scende in direzione dell’alpe Cortignasco (1681 m) e prosegue in un bosco di abeti. Raggiunto Crest, la lunga traversata prosegue verso In Bies, dove finalmente, con una serie di ripidi tornanti, si ritorna alla Vasca. Gitona.

Tempo totale: 9 ore, comprese le soste e il bagno.
Dislivello: 1150 m circa in salita e 2100 m in discesa
Sviluppo: 25,5 km circa
Difficoltà: EE bene allenati

Condizioni: buoni sentieri su quasi tutto l’itinerario, ad esclusione del tratto travolto dal torrente. La risalita alla Bocchetta di Sant’antonio attraversa versanti ripidi, ma il sentiero è sempre ben segnato e non presente difficoltà.

Devero Punta Esmeralda Ciao Marco 10 Luglio 2021


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Relive ‘Devero Ciao Marco’

Bella giornata non troppo calda per questa bella via divertente e perfettamente attrezzata. Da Devero siamo saliti ai piani della Rossa per risalire poi verso la bastionata, dove si incontrano numerose vie moderne. Ciao Marco è la penultima a destra della parete della punta Esmeralda, accanto al Crepone e alla Carmagnola e prima del diedro. Una targa metallica segnala l’attacco. La roccia è quella molto abrasiva e ricca di fessure che caratterizza tutta la zona. Arrampicata mai troppo difficile, che assicura un gran divertimento dal primo all’ultimo metro. La via è tutta spittata, anche se un po’ lunga; consigliato qualche friends medio piccolo. Soste comode. Discesa in tre doppie sulla via o a piedi nel canale detritico sulla destra.

Difficoltà: 6a – 5b obbligatorio
Materiale: 10 rinvii, qualche friends medio-piccolo, nut – Due mezze corde da 50 metri
Sviluppo: 130 m
Tempo di salita: 1,45/2 ore all’attacco; 2,30 ore per la via

L1 – 5a facili gradoni 25 m

L2 – 5a placca fessurata 30 m

L3 – 5b placca fessurata 35 m

L4 – 5b placca fessurata 40 m

L5 – 5c+/6a è il tiro chiave. Muretto verticale ben manigliato. Uscita non banale. Spittato corto. 15mt

Condizioni: la neve è quasi completamente scomparsa. Solo una lingua residua all’attacco delle vie. Via molo frequentata. Oggi 6 cordate in parete.


Agaro Siscom 86 26 Giugno 2021

Divertente itinerario plasir, recente creazione delle guide ossolane Alberto Giovanola, Fabrizio Manoni e Paolo Stoppini.

Difficoltà: 6a+ – 5c/A0 obbligatorio
Materiale: 14 rinvii – Due mezze corde da 60 metri o corda intera da 80 metri
Sviluppo: 280 m
Tempo di salita: 40 minuti all’attacco; 3/3,30 ore per la via

Avvicinamento: dalla strada di Devero, prendere la deviazione per Ausone. Dalle case di Ausone la strada diventa sterrata e dopo qualche chilometro raggiunge l’angusta galleria che porta alla base della diga. Attenzione: la galleria è molto stretta e, al suo termine, i parcheggi sono pochi. Se si lascia l’auto prima della galleria, in alternativa all’attraversamento di quest’ultima a piedi, è possibile percorrere il sentiero esterno, che con percorso più lungo ma sicuramente più piacevole, porta alla diga. Saliti alla diga, si segue la strada che costeggia il lago e, poco prima di raggiungere la presa d’acqua si prende il sentiero che corre parallelo alla strada. Attraversato un rio il sentiero sale ripido verso la parete. Raggiuntala, a pochi metri sulla sinistra si trova l’attacco dell via.

L1 – 5b bella placca a liste, con qualche passo delicato 35 m

L2 – 5b+ placca a dx con brevi risalti 35 m

L3 – 6a+ (5c/A0) dopo un delicato e ben chiodato traverso a dx (oggi bagnato) si supera un piccolo gradino e si continua a destra con arrampicata più facile, sino alla sosta, comoda ma su terra. 40 m

L4 – 6a+ (5c/A0) si risale un muretto verticale ben protetto, facilmente azzerabile grazie a due cordoni, per proseguire con arrampicata più facile. 40 m

L5 – 4a si traversa a destra in piano (3 spit) e si risale la rampa erbosa sino in sosta. 50mt

L6 – 5c bellissimo tiro, che sale verso sinistra sino ad una bella placca compatta e di qui all’uscita su un risalto ben ammanigliato a sinistra. 45 m

L7 – 5c dalla sosta ci si sposta a sinistra per qualche metro aggirando la vegetazione, per raggiungere la parete. Tiro simile al precedente, sempre su liste orizzontali sino in sosta. 40 m


Discesa: in due doppie si raggiunge la sosta di partenza del 6° tiro e si percorre la cengia alla base della parete verso sinistra (guardando a valle), sino ad individuare la sosta di “Buon Compleanno” (due spit di sicurezza sui 60 mt di traversata circa). Da qui calarsi su questo itinerario o su Freedom.

Ornavasso Falesia del Cannone (Im Schlàsti)

E’ una falesia non troppo grande, ma veramente molto bella. Il principale valorizzatore è la guida alpina Alberto Goivanola, a cui si sono aggiunti più di recente Franco Dattilo e la guida Giuseppe Burlone, che hanno chiodato il settore di sinistra.

Avvicinamento: usciti da Ornavasso in direzione N, appena prima della curva di Migiandone si trova sulla sinistra un ampio piazzale, dove fanno bella mostra due grossi cannoni. Attraversato il grande piazzale lastricato, si incontra una stradina che in pochi minuti porta alla parete, già visibile dal piazzale

La roccia è uno gneiss scuro, ricco di tacche, lame e buchi che consentono una piacevole scalata su pareti quasi verticali. Difficoltà medio basse. La chiodatura è ottima.
A destra della parete c’è anche una bella via di quattro tiri (Rand 6a 120 m)

Bibliografia:
Ossola Rock. F. Manoni, M. Pellizzon, P. Stoppini Ed.Versante Sud
Le più belle vie dell’Ossola dal I al IV grado. A, Paleari Ed. Monte Rosa


Avvicinamento: 5 minuti
Roccia: gneiss
Arrampicata prevalente: varia
Difficoltà: dal 4c al 7a
Attrezzatura: corda da 70 m, 12 rinvii
Giudizio: ottimo
VALUTAZIONE DELLE VIE
*           merita
**         bella
***        molto bella
****      da non perdere
*****    di più
MARCUS 5c+ ***35m
Placca tecnica e spigolo fessurato
 
SENZA NOME 5c *** 20m
Buchi e grosse lame. Placca finale delicata
SENZA NOME 5c *** 20m
Buchi e grosse lame
VIA ELENA 5c+*** 20m
Dulfer e buone prese
 
ZEN 6a+*** 20m
Diedro leggermente strapiombante con buone prese
 
CERUTTI 6a *** 20m
Passaggio chiave su strapiombino
 
AL BODALO 5a ** 20m
Buoni appigli e placca
MONGINI 4c** 20m
Strapiombini ben manigliati
MAICINI 4c** 20m
Strapiombini ben manigliati
KRENDI 5c** 25m
Placca ripida
GOGONO 6a** 25m
Placca
RAND L1 6a**** 25m
Bellissima placca