Valle di Goms Grathorn – In ricordo di Piercarlo 17 Luglio 2022


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Quella di oggi è stata molto più di una gita: in questa giornata ricca di emozioni abbiamo voluto ricordare l’amico Piercarlo che, il 5 febbraio di quest’anno, mentre scendeva da questa montagna dal versante di Chumme, ha perso la vita, travolto da una valanga. Con la figlia Simona e alcuni tra i suoi amici più cari siamo saliti a questa cima, per deporre una targa in suo ricordo, con una semplice ma toccante cerimonia.

Attraversato il bellissimo paese di Reckingen abbiamo lasciato l’auto nel parcheggio presso un’area attrezzata, appena fuori dal paese (1300 m). Attraversato il torrente su un ponte, abbiamo preso la strada in direzione SE. Poco dopo si incontra un bivio con l’indicazione Niwi Hitta che percorre una stradina sterrata. A quota 1418 m un sentiero si stacca a sinistra e sale nel bel bosco di larici. Il sentiero è ripido, ma ben tracciato e consente di guadagnare rapidamente quota. Superate le baite isolate di Niwi Hitte e Hurschgestafel, il sentiero segue la dorsale ed esce dal bosco in vista della croce di Mannlibode (2386 m). Deviando a SE, si risale la spalla della montagna, superando un segnale trigonometrico e si prosegue fino ad una cima quotata 2612 m. Perdendo qualche metro di quota, si raggiunge un colle e, con breve risalita, si arriva in vetta (2671 m)

Discesa: dalla vetta siamo tornati al colle, per scendere poi in direzione SE per ripidi prati. La direzione è segnalata con paletti bianco rossi, ma non c’è sentiero. Facciamo una deviazione per recarci sul luogo dell’incidente, poi rientriamo sulla traccia dove, alla baita di Chummestafel, ritroviamo il sentiero. Fino al fondovalle la discesa è piuttosto ripida, poi si incontra la strada sterrata che percorre la Blinnental e ci riporta a Reckingen.

Tempo di salita: 4 ore circa; 3,30 per la discesa
Dislivello: 1400 m circa con le risalite
Sviluppo: 15,5 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: percorso di salita ben marcato e segnalato. In discesa bisogna fare un po’ di attenzione a non perdere di vista i paletti e le traccie di vernice. La direzione è comunque evidente e dall’alto si vede il sentiero nei pressi della baita.


Monte Mars Via Innominata 9 Luglio 2022


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Eravamo già stati qui per percorrere la bella cresta Carisey; abbiamo voluto tornare per provare un altro itinerario, più lungo e impegnativo sullo sperone S del monte Mars. Anche questa volta siamo saliti dal versante valdostano. La via è stata riattrezzata nel 2019 dalla Guida Alpina Gianni Lanza, infaticabile valorizzatore di queste montagne.

Avvicinamento: abbiamo lasciato l’auto nel parcheggio di Pian Coumarial (1450 m), piccola frazione di Fontainemore, per prendere il sentiero 3A e le indicazioni per il rifugio Coda. Si passano alcuni alpeggi, alternando tratti su mulattiera ad altri su sentiero. Prima di un ponte in legno, abbiamo preso il sentiero che sale a sinistra. Raggiunta la conca dov’è adagiato un minuscolo laghetto, abbiamo lasciato il sentiero 3A per seguire le indicazioni per il rifugio Coda. Con una ripida salita che fa guadagnare rapidamente quota, in breve siamo arrivati al Colle Sella (2240 m). Scendendo sul versante Biellese, si percorre un tratto del sentiero GTA in direzione di Oropa. Appena prima del tratto attrezzato con catene a monte e mancorrente a valle si trova l’attacco della via indicato da una targhetta con il nome. Pochi metri a sinistra dell’Innominata parte un’altra via..

L1, 25 m, IV; bella placca verticale con buone prese, uscire su terrazzino sosta con 2 spit da collegare.

L2, 30 m, IV+/V; placca e strapiombino; uscita a destra, ignorando lo spit che si vede in alto a sinistra (altra via). Sosta con 2 spit collegati da cordino e anello di calata.

L3, 30 m, IV; superare la placca verso destra poi puntare al diedro alla cui base si sosta su 2 spit.

L4, 30 m IV+; salire il diedro su belle lame e proseguire in placca e raggiungere la sommità del primo salto tenendosi a destra, ignorando la sosta di calata a sinistra. Sosta con 2 spit+ anello

L5, 30 m II; salire il facile tratto erboso, aggirare a sinistra o risalire lo sperone roccioso e raggiungere una roccia staccata. Sosta con 1 spit.

L6, 30 m IV; alzarsi in spaccata sfruttando la roccia staccata, e proseguire poi più facilmente fino alla sosta con 1 spit.

L7, 30 m IV+; risalire la spaccatura, poi facili placche. Cordino di sosta su uno spuntone.

L8, circa 70 m, II; percorrere la cresta orizzontale e poi in discesa con facili passaggi, risalendo poi a destra il pendio erboso verso un camino, alla cui base si vede una targhetta con il nome della via. Possibilita di conserva protetta; 2 spit e spuntoni

L9, 30 m, IV+; salire il facile camino e uscire sul bellissimo spigolo aereo con buone prese, sosta con 2 spit.

L10, 25 m; V-; bella placca lavorata, sosta con 2 spit.

L11, 30 m; seguire la facile cresta III risalire un ostico risaltino 5c/A0 e proseguire sulla cresta fino alla sosta prima del tratto erboso su 1 spit.

L12, 30 m; II superare il pendio erboso verso sinistra, alla base di uno sperone roccioso (targhetta con il nome della via) sosta con 1 spit.

L13, 30 m; IV+ ; salire la placca poi il camino e uscire versodestra, sosta con 1 spit.

L14-L15 30+30 m ; due facili tiri che si possono accorpare e percorrere in conserva protetta: percorrere la cresta, aggirare a sinistra gli spuntoni e risalire a destra verso un passaggio squadrato. Sosta su uno spit

L16, 30 m, III; salire la cresta su placca abbattuta ed unmuretto. Sosta con 1 spit.

L17, 30 m, IV; continuare sul filo di cresta. Sosta con 1 spit.

L18, 30 m, III aggirare a destra lo sperone della cresta, poi a sinistra attraversare in orizzontale con passo facile ma esposto. Risalire facilmente le roccette tra i rododendri. Sosta su 1 spit.

L19, 30 m, III scendere qualche metro a sinistra ad aggirare due spuntoni e salire un facile diedro e portarsi alla base della evidente fessura con quarzo, sosta da attrezzare su spuntone.

L20, 15 m, 5c/A0; fessura molto bella accanto a una vena di quarzo, da affrontare in dulfer. Volendo, a metà della fessura è possibile uscire in verticale con passi divertenti, sfruttando due vecchi chiodi. Sosta con 2 spit.

L21, 30m, III; salire verso destra su un blocco appoggiato, poi per placche abbattute e cresta arrotondata , sosta con 1 spit. Questo tiro è facile ma non abbiamo trovato spit. Possono essere utili friend medio piccoli.

L22, 30 m, I; seguire la cresta in conserva fino alla cima del Dado, indicata da un ometto.


DISCESA: dalla sommità del Dado, si può proseguire per facile cresta (II e passaggi erbosi) fino al colle dove si incontra il sentiero attrezzato che porta al Monte Mars, oppure scendere lungo la Carisey per una decina di metri, fino a reperire una targhetta bianca e la sosta di calata. Con una doppia di 10/15 m si arriva alla base del Dado. Da qui abbiamo scelto di scendere il canale franoso sul versante valdostano con una doppia da trenta metri (cordone e anello di calata su un masso) e un po’ di attenzione a non smuovere i sassi. Pochi metri più in basso si incontra il sentiero che, dopo un tratto a mezza costa con corde fisse, porta ad incrociare l’itinerario di salita poco sotto al passo.

Attrezzatura: corda da 60 m, 10 rinvii, qualche friend non indispensabile.

Tempo di salita: 2,30 ore al’attacco, 5 ore per cresta, 3 ore per il rientro.
Dislivello: 800 m circa all’attacco, 450 m di sviluppo per la cresta
Sviluppo: 12,6 km circa
Difficoltà: D+, IV obbligatorio, 5c a0

Condizioni: magnifica via, lunga e di soddisfazione, su roccia bellissima e solida. Un ottimo granito ricco di appigli e appoggi. La via, tranne il 21° tiro, è tutta attrezzata. Alcuni tiri possono essere accorpati. I tratti erbosi richiedono attenzione. Il sentiero di avvicinamento è ben segnalato, così come la discesa sotto al canale.


Valle Anzasca Passo Mondelli e Passo del Moro 02 Luglio 2022


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Relive ‘Passo Mondelli’

Quello di Mondelli è un passo che si apre a quota 2830 m lungo la cresta di confine che unisce il Pizzo di Antigine allo Joderhorn. E’ un itinerario a torto poco frequentato, in ambiente incantevole, severo e poco antropizzato, che riporta alla memoria le fatiche degli spalloni che, fino agli anni 70 del secolo scorso, utilizzavano questo valico per i loro traffici. Una piccola cappella eretta nel 1985, ne ricorda le avventurose imprese. La possibilità di traversata al passo del Moro e la discesa in funivia evitano di ripercorrere l’itinerio di salita.

Lasciata l’auto nel parcheggio all’ingresso del paese (1181 m), si attraversa il piccolo borgo passando d’innanzi alla bella casa degli specchi e si prende la mulattiera costeggiata da muretti in sasso, in direzione NNO. La mulattiera lascia presto il posto ad un sentiero che sale ripido nel bosco e conduce alle baite dell’alpe Cortevecchio (1476 m). Il sentiero, pulito di recente, porta ad attraversare il torrente (alcune corde fisse aiutano a superare un tratto che, se bagnato, può essere un po’ insidioso) e risale sfruttando un sistema di cenge che consentono di superare la barra rocciosa. Ormai fuori dal bosco, il sentiero ben segnalato con recenti segni di vernice raggiunge l’alpe Predenon (1831 m) e risale con pendenza costante tra distese di rododendri. Il passo è visibile dritto davanti a noi, ma ancora lontano. A quota 2300 di incontra una bellissima radura, attraversata dal torrente che forma pittoresche cascatelle. I segni di vernice aiutano a districarsi nella pietraia. Ci e si sposta ora sulla sinistra (destra orografica), per superare delle placche rocciose. Attraversato un piccolo nevaio la traccia risale ora molto ripida gli sfasciumi e, con stretti tornanti, porta al passo (2830 m).

Discesa: dal cippo di confine ci si abbassa sul versante svizzero e si seguono i segni rossi che guidano tra i grossi blocchi in direzione SO. Le placche di neve dura o ghiaccio possono essere facilmente aggirate abbassandosi leggermente, per risalire poi sulla traccia originaria. Paletti, ometti e segni di vernice aiutano a districarsi tra placche rocciose e grossi massi, anche se la statua della Madonna ben visibile lascia pochi dubbi sulla direzione. Raggiunta la spalla dello Joderhorn si può scendere verso lo skilift del San Pietro o, come abbiamo fatto noi, proseguire verso la statua. Da qui una serie di gradini aiuta a superare le placche rocciose e, passando accanto al laghetto, si arriva alla stazione della funivia. Gitona!

Tempo di salita: 4,15 ore; 1,15 per arrivare alla funivia
Dislivello: 1750 m circa con le risalite
Sviluppo: 8,8 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: percorso  ben segnalato fino al passo, poi qualche segno di vernice e qualche paletto di segnalazione. Pochissima neve. I tratti ghiacciati si aggirano facilmente.


Anzola Via “a Carlo Carmagnola” 25 giugno 2022

Da qualche tempo volevamo fare questa via, che ci era stata consigliata anche dal suo apritore, la guida alpina ossolana Alberto Giovanola. Il giudizio è veramente entusiastico. La via è molto bella, cosi come la roccia e la chiodatura ravvicinata consente a molti di cimentarsi su gradi non proprio banali. Anche l’ultimo tiro, con un passo di 6b, è facilmente azzerabile.

La via è dedicata a Carlo Carmagnola, forte alpinista e guida alpina omegnese, che perse la vita travolto da una valanga, insieme a Cesare Oglina e altri scialpinisti, nel 1984 sul monte Tantanè.

Dalla falesia Bocca della valle attraversare il torrente nei pressi di una presa d’acqua. Risalire il bosco sul versante opposto per ripido sentiero segnato da ometti. Rimontato uno strapiombino su una scaletta metallica, alcune catene aiutano a superare una placca scivolosa. Ritornati sul versante sinistro orografico del torrente, si seguono le corde fisse che portano all’attacco della via. 10 minuti dalla falesia

1° tiro 5c: bella placca inizialmente facile, con qualche passo delicato a metà. Superato un ostico risaltino, diventa più facile verso lo spigolo di destra fino alla sosta. 20 m

2° tiro 5a/b:  facile placca 20 m.

3° tiro 5c: spostarsi alcuni metri a sinistra, con l’aiuto di una fissa e risalire la bella lama, oggi bagnata e un po’ scivolosa. Poi placca più facile fino alla sosta. 20 m.

4° tiro 5c: spigolo bello e aereo. Più facile partendo nel diedro di sinistra. 20 m.

5° tiro 6a: è forse il tiro più bello e vario. Partenza delicata ma con un po’ di attenzione si trova tutto, poi placca più facile. 25m

6° tiro 5a: traversare la facile placca verso destra, oggi resa più insidiosa da un tratto bagnato. 15 m.

7° tiro 6b: è un bellissimo tiro, con qualche passo impegnativo: la chiodatura perfetta consente di provare anche a chi, come me, non è proprio a suo agio su questi gradi. Dalla sosta spostarsi a sinistra e poi seguire la placca verso destra fino allo spigolo e poi in verticale e su placca più appoggiata fino alla sosta. 20m.

Discesa: in doppia lungo la via. Attenzione se si saltano le soste: può essere difficoltoso recuperare le corde.

Chiodatura: ottima, veramente plasir

Difficoltà: 6b (1 passo). 5b obbligatorio
Materiale: 12 rinvii- Corda intera da 70/80 metri
Sviluppo: 150 m circa
Tempo di salita: 20 minuti all’attacco; 2 ore per la via


Valle di Champorcher Bec Raty Via delle Poiane 18 Giugno 2022

Relive ‘Bec Raty’

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Da Champorcher si prende la strada per Dondena, sterrata nella parte finale ma praticabile anche da auto normali e la si segue fino quasi al termine.
Superata l’indicazione per il Lago Raty, sentiero che si percorrerà al ritorno, si arriva sotto al Bec Raty, Ignorata una deviazione che scende a sinistra verso delle baite, si raggiunge una presa d’acqua, con scritta poco visibile “Via delle Poiane”, nell’angolo in alto a sinistra. Si può parcheggiare in uno slargo dietro alla curva. Il sentiero è ripido e poco marcato, ma numerosi ometti non lasciano dubbi. Arrivati alla parete, ci si sposta a destra, su una cengetta erbosa. Prima che il sentierino lasci il posto alla roccia, un grosso ometto segna l’inizio della via. Non abbiamo trovato nessuna scritta.

1° tiro 4c: dalla partenza il primo spit non è visibile, posto com’è in alto sulla destra. Risalite le facili balze lungo un canalino e superato lo spit, ci si porta a sinistra su una placca di serpentino scuro, facile ma un po’ scivoloso. 40 m 4 spit

2° tiro 4a:  traversare alcuni metri a sinistra e proseguire in verticale fino alla sosta su cengia erbosa. 35 m 3 fix.

3° tiro 4b: aggirare a destra una balza strapiombante per poi salire verso sinistra (spit un po’ alto). Superata una placca con fessurina si raggiunge la sosta. 40 m 4 spit.

4° tiro: si risale il pendio detritico obliquando a sinistra e, con qualche passo di II, si arriva alla sosta. 50 m 1 spit. Più a destra, al centro della parete, si trovano gli spit della variante Resi.

5° tiro 5b: salire la paretina a sinistra della sosta con alcuni passi delicati ma protetti da un chiodo e uno spit poco sopra. Su terreno più facile si arriva ad una netta fessura e alla sosta. 45 m., 2 spit, 1 chiodo.

6° tiro 5a: alcune balze portano ad un muro verticale ben ammanigliato poi si prosegue più facilmente fino alla base della placconata, dove si sosta. 35 m, 3 spit.

7° tiro 5a: è una lunghezza molto bella: per qualita e tipo di roccia assomiglia molto alla Punta Esmeralda al Devero. Salire la placca seguendo gli spit sulla destra della spaccatura. 45 m 9 spit.

8° tiro 5b: Raggiunto un ripiano con una sosta, si traversa a destra per superare uno strapiombino. Al suo termine si trova una sosta intermedia che conviene utilizzare, per evitare eccessivo attrito delle corde. 20 m 2/3 spit

9 tiro 4c: uscire a sinistra aggirare uno spigolino e risalire muretto verticale ben protetto 30 m, 2/3 spit.

10° tiro 4c: proseguire a destra per facili risalti di erba e roccia. Raggiunto il muretto verticale sul quale si vedono gli spit della sosta, salire la placca appoggiata verso sinistra e tornare a destra con passo un po’ delicato, da proteggere. 35 m non abbiamo trovato spit.

11 tiro 5c: tiro breve, con strampiombino finale che porta in cresta. E’ il passo più impegnativo della via, ma ben protetto e facilmente azzerabile. Più facile sulla destra. 25 m 2 spit

Discesa: dall’uscita della via scendere i prati senza percorso obbligato, cercando il percorso migliore tra rododendri e pietraie, fino a raggiungere il fondo valle, dove si incontra il sentiero e poi la strada provenienti dal Lac Raty. Raggiunta la strada per Dondena, si ritorna in breve all’auto.

Chiodatura: essenziale, ma sufficiente nei tratti più impegnativi. Alcune soste sono da collegare.

Difficoltà: 5c (1 passo). 5b obbligatorio
Materiale: 10 rinvii, qualche friend piccolo- Corda intera da 50 metri
Sviluppo: 400 m circa
Tempo di salita: 20 minuti all’attacco; 3,30/4 ore per la via


Monte Rosa Piramide Vincent Cresta SSO 12 Giugno 2022

Relive ‘Piramide Vincent’

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Sesta uscita con il 53° corso di Alpinismo del CAI di Villadossola e torniamo dopo qualche anno su questo bel 4000, approfittando dell’apertura estiva degli impianti di Indren. Anziché la classica via normale, anche questa volta optiamo per la più interessante cresta SSO, che rende la salita più varia e ci consente di fare un bel giro ad anello.

Partiti da Indren (3275 m), ci dirigiamo ai canali nevosi che consentono di superare la bastionata che separa il bacino del ghiacciaio di indren da quello del ghiacciaio di Garstelet. Entrambi i canali sono tracciati. Noi saliamo il sinistro, assieme a molti altri alpinisti e scialpinisti; la neve è ben assestata e si cammina bene. Sbucati sul ghiacciaio all’altezza del rifugio Gnifetti abbiamo seguito per un breve tratto la normale alla Margherita, per deviare poi a destra e risalire la spalla, in direzione dell’evidente cresta. L’itinerario segue l’ampio crestone, quest’anno tutto roccioso, alternando rocce rotte a facili placchette. Le maggiori difficoltà si aggirano sul versante O. Un ultimo dosso nevoso ci porta in vetta (4215 m)

Discesa: per la frequentatissima via normale e il sentiero attrezzato che consente di evitare i canalini nelle ore più calde.

Dislivello: 1000 m circa
Difficoltà: PD-
Tempo di salita: 4 ore circa; 7 ore totali.
Sviluppo; 7 km.
Attrezzatura: normale da ghiacciaio qualche friends e qualche cordino per sicurezza

Codizioni: completamente diversa rispetto a 4 anni fa: pochissima neve e gran caldo, specialmente al mattino. La cresta è quasi tutta sgombra. Solo approssimandosi alla vetta si incontra un po’ di neve. In discesa crepacci ancora chiusi ma cominciano a vedersi numerosi buchi e, nel pomeriggio, i ponti di neve cedono facilmente anche al passaggio di un singolo alpinista. Da affrontare con cautela e con particolare attenzione agli orari.

 

Monte Bianco Aiguille Marbrées 4 Giugno 2022


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Relive ‘Aiguille Marbrees’

Le Aiguilles Marbrées sono una cresta frastagliata che si eleva alla destra orografica del giacciaio del Gigante, tra la punta Helbronner e il Dente del Gigante. La comodità di accesso e le difficoltà modeste la rendono un itinerario ideale per apprendere la progressione su terreno misto. Per questo motivo è diventato un classico del corso di Alpinismo del CAI di Villadossola.

Le scarse precipitazioni di quest’anno si fanno notare. Innevamento ai minimi termini e cresta quasi tutta pulita. Bellissimo itinerario e giornata varia ma nel complesso discreta, con poco vento e nuvole che a tratti lasciavano cadere qualche goccia ghiacciata, per lasciare poi il posto al sole. Non troppo caldo e discrete condizioni della neve. Da Courmayeur con lo Skyway siamo saliti a Punta Helbronner. Scesi sul ghiacciaio, ci siamo diretti verso il Colle di Rochefort, dove ha inizio la cresta. Il primo tratto è il più impegnativo, con una bella placchetta di III, aggirabile a sinistra. Poi si prosegue su misto, facile ma a tratti esposto. La vetta N è l’elevazione principale, che costringe ad una breve deviazione. Tornati sulla cresta, l’abbiamo percorsa in direzione S fino alla sosta di calata. Una breve doppia, ci deposita sul ghiacciaio, dove riprendiamo la traccia iniziale e torniamo al Rifugio Torino.

Tempo di salita: 30 minuti all’attacco, 2 ore per la cresta.
Dislivello: 300 m circa
Sviluppo: 4 km circa
Difficoltà: PD+

Condizioni: crepacci chiusi, poca neve e cresta in gran parte pulita. Condizioni complessivamente buone. Buon rigelo notturno e scarso disgelo nel corso della giornata. Poca neve nuova su fondo duro. I tempi di percorrenza possono variare molto in funzione dell’affollamento, oggi non eccessivo, soprattutto per la doppia che riporta sul ghiacciaio


Oropa Monte Tovo La Coda del Drago 2 Giugno 2022


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Relive 'Coda del Drago'

Oropa è un bel posto, che offre nomerose possibilità a chi voglia cimentarsi su ottima roccia e difficoltà contenute. Oggi abbiamo scelto una via di cresta, molto divertente e varia, con difficoltà massima 5a.

Avvicinamento: raggiunta Oropa, si prosegue in direzione della galleria Rosazza. Dopo poco più di un chilometro si incontra un finto rudere denominato Delubro, dove si può parcheggiare lungo la strada. Si imbocca la strada sterrata che parte accanto al rudere e la si segue, superando un tetto roccioso (Tetto della Pissa). Poco dopo si incontra un sentiero poco visibile, segnato da scritte gialle sbiadite e ometti, che risale il bosco. Noi non l’abbiamo visto e abbiamo proseguito sulla mulattiera. Superata la ferrata, abbiamo preso il sentiero D13-D14, che sale a destra e torna in direzione della ferrata. Dopo averla superata, abbiamo finalmente individuato il sentierino che risale il canale erboso (scritta nera poco visibile su un sasso) e porta all’attacco della via.

Itinerario:
La via è ottimamente attrezzata, così come le soste. I tiri non superano i 30 metri.
L1: , 5a; 25 m nuretto a tacche, con bella uscita (attaccando a sinistra è possibile raggiungere la stessa sosta su un muretto verticale (5c)
L2: aggirato un masso, si scala lo spigolo del secondo torrione. Un diagonale a destra porta alla sosta 4b 30m.
L3: si segue la cresta, iniziando con una breve discesa un po’ ostica. Attualmente è presente un cordino che aiuta ad arrivare a terra.
L4: si sale in direzione dell’evidente tetto che caratterizza l’uscita della via 4b
L5: bella paretina verticale ben manigliata che porta sotto al tetto 4c; 15 m
L6: partenza su placca e buone prese che consentono di spostarsi a sinistra e superare il tetto. Un cordone sull’ultimo spit aiuta a superare il tratto erboso che porta alla sosta 5a; 15 m
Attrezzatura: corda da 60 m, 10 rinvii, materiale per la doppia

Discesa: dalla sosta ci si cala a sinistra della cresta (30 m). Raggiunta la base della parete verticale, si seguono le ripide tracce che scendono costeggiando la cresta, fino ad incontrare il sentiero di salita

Tempo di salita: 40 minuti al’attacco, 1,30 ore per la via.
Dislivello: 150 m circa all’attacco, 150 m di sviluppo
Difficoltà: 5a, 4c obbligatorio

Condizioni: il sentiero di accesso è poco visibile. Abbiamo avuto qualche difficoltà a trovare l’attacco. Cresta molto divertente, ottima la roccia, così come l’attrezzatura a spit. Due cordoni presenti sul 4° tiro. Tutte le soste sono collegate.

Monte Capio da Sabbia 18 Aprile 2022


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Relive ‘Monte Capio da Sabbia’

VALSESIA MONTE CAPIO (2172 m) DA SABBIA

Eravamo già stati al Capio dalla Val Sabbiola. Questa volta abbiamo deciso di allungare un po’ l’itinerario, partendo da Sabbia.

Superato il paese, si continua sulla stretta stradina asfaltata fino ad un piccolo ponte in legno, nei pressi del quale si lascia l’auto (880 m circa). La strada lascia presto il posto ad un sentiero, che scende a incontrare una bella mulattiera. Con qualche saliscendi, la mulattiera perde un centinaio di metri di quota, fino ad incontrare la strada che percorre la Val Sabbiola. La strada sale ripida ed è tagliata da un sentiero a tratti ripidissimo. Attraversato un ponticello si arriva alla frazione di Montata (880 m). Il sentiero continua ripido nel bosco, da cui esce a quota 1110, nei pressi della baita isolata dell’alpe Corti. Si sale ora tra ripidi pascoli e rade betulle, per un largo sentiero che taglia il pendio con lunghi diagonali e porta all’ampio ripiano su cui sorge l’alpe Campo (1527 m). Saliamo il ripido sentiero alle spalle delle baite e raggiungiamo la cresta spartiacque tra Val Sabbiola e Valbella. Con un bel percorso a cavallo dello spartiacque arriviamo all’alpe Laghetto (1810 m). Passiamo accanto ai ruderi delle abitazioni diroccate della miniera di nichelio e proseguiamo la salita dell’ampia vallata tristemente ingiallita dalla lunga siccità. Prima di raggiungere il colle dei Rossi attraversiamo a sinistra, per aggirare la bastionata rocciosa e risaliamo poi l’ultima ripida salita su ripidi pascoli, che ci porta in vetta (2172 m).

Discesa per lo stesso itinerario. Poco prima di arrivare alla case dei minatori, vale la pena di fare una piccola deviazione per visitare l’imbocco delle miniere.

Tempo di salita: 3,30 ore
Dislivello: 1500 m circa
Sviluppo: 16,2 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: percorso  ben segnalato (itinerario 561), senza tracce di neve.


Monte Mazzarone Viva le donne 26 marzo 2022

Il Mazzarone è una modesta cima che si eleva sulla lunga dorsale che scende a S del Mottarone. Sul suo versante O, di magnifico granito come tutto il massiccio del Mottarone, sono state chiodate alcune vie interessanti. Oggi abbiamo provato Viva le donne.

Da Luciago si prende il sentiero che sale a sinistra dell’albergo, seguendo le indicazioni per il Sass dell’Om. Pochi metri prima di raggiungere il Sasso, un incredibile monolito che sfida la gravità, si segue il sentiero a destra, in discesa. Dopo aver superato un ruscello, ora secco, si attraversano altri tre canali asciutti. Risalendo il ripido bosco alla destra del terzo canale (sinistra orografica), si raggiunge l’attacco di Anaconda. Proseguendo la salita si attraversa verso sinistra alla fine del canale, in direzione del roccione su cui si sviluppano i primi tiri di Anaconda. Da qui si traversa a destra, dove si incontra l’attacco di PGB e poi Viva le donne. Scritta quasi invisibile all’attacco.

Chiodatura ottima a fix.

Difficoltà: 6a+ 5c/A0
Materiale: 10 rinvii – corda da 60 metri
Sviluppo: 100 m circa
Tempo di salita: 45 minuti all’attacco; 1,30 ore per la via

L1 35 m 5a: placca su spigolo arrotondato.
L2 25 m 5b: placca e uscita tra l’erba
L3 25 m 5b: partenza su strapiombino ben appigliato, seguito da un passo delicato; più facile a sinistra.
Un breve diagonale in discesa sulla destra porta all’attacco del 4° tiro.
L4 27 m 6a+: è il tiro chiave, nettamente più difficile degli altri ma spittato corto. Evitabile risalendo il pendio a sinistra della placca.

Dalla fine della via si risale il bosco fino alla vetta del Mazzarone su tracce di sentiero. Da qui si scende sul versante opposto fino a raggiungere la strada asfaltata e, in breve, Luciago.

Bibliografia: A. Paleari, Il Mottarone, Monte Rosa Edizioni