Valle di Goms Grathorn – In ricordo di Piercarlo 17 Luglio 2022


 Scarica la traccia


Quella di oggi è stata molto più di una gita: in questa giornata ricca di emozioni abbiamo voluto ricordare l’amico Piercarlo che, il 5 febbraio di quest’anno, mentre scendeva da questa montagna dal versante di Chumme, ha perso la vita, travolto da una valanga. Con la figlia Simona e alcuni tra i suoi amici più cari siamo saliti a questa cima, per deporre una targa in suo ricordo, con una semplice ma toccante cerimonia.

Attraversato il bellissimo paese di Reckingen abbiamo lasciato l’auto nel parcheggio presso un’area attrezzata, appena fuori dal paese (1300 m). Attraversato il torrente su un ponte, abbiamo preso la strada in direzione SE. Poco dopo si incontra un bivio con l’indicazione Niwi Hitta che percorre una stradina sterrata. A quota 1418 m un sentiero si stacca a sinistra e sale nel bel bosco di larici. Il sentiero è ripido, ma ben tracciato e consente di guadagnare rapidamente quota. Superate le baite isolate di Niwi Hitte e Hurschgestafel, il sentiero segue la dorsale ed esce dal bosco in vista della croce di Mannlibode (2386 m). Deviando a SE, si risale la spalla della montagna, superando un segnale trigonometrico e si prosegue fino ad una cima quotata 2612 m. Perdendo qualche metro di quota, si raggiunge un colle e, con breve risalita, si arriva in vetta (2671 m)

Discesa: dalla vetta siamo tornati al colle, per scendere poi in direzione SE per ripidi prati. La direzione è segnalata con paletti bianco rossi, ma non c’è sentiero. Facciamo una deviazione per recarci sul luogo dell’incidente, poi rientriamo sulla traccia dove, alla baita di Chummestafel, ritroviamo il sentiero. Fino al fondovalle la discesa è piuttosto ripida, poi si incontra la strada sterrata che percorre la Blinnental e ci riporta a Reckingen.

Tempo di salita: 4 ore circa; 3,30 per la discesa
Dislivello: 1400 m circa con le risalite
Sviluppo: 15,5 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: percorso di salita ben marcato e segnalato. In discesa bisogna fare un po’ di attenzione a non perdere di vista i paletti e le traccie di vernice. La direzione è comunque evidente e dall’alto si vede il sentiero nei pressi della baita.


Valle Anzasca Passo Mondelli e Passo del Moro 02 Luglio 2022


 Scarica la traccia


Relive ‘Passo Mondelli’

Quello di Mondelli è un passo che si apre a quota 2830 m lungo la cresta di confine che unisce il Pizzo di Antigine allo Joderhorn. E’ un itinerario a torto poco frequentato, in ambiente incantevole, severo e poco antropizzato, che riporta alla memoria le fatiche degli spalloni che, fino agli anni 70 del secolo scorso, utilizzavano questo valico per i loro traffici. Una piccola cappella eretta nel 1985, ne ricorda le avventurose imprese. La possibilità di traversata al passo del Moro e la discesa in funivia evitano di ripercorrere l’itinerio di salita.

Lasciata l’auto nel parcheggio all’ingresso del paese (1181 m), si attraversa il piccolo borgo passando d’innanzi alla bella casa degli specchi e si prende la mulattiera costeggiata da muretti in sasso, in direzione NNO. La mulattiera lascia presto il posto ad un sentiero che sale ripido nel bosco e conduce alle baite dell’alpe Cortevecchio (1476 m). Il sentiero, pulito di recente, porta ad attraversare il torrente (alcune corde fisse aiutano a superare un tratto che, se bagnato, può essere un po’ insidioso) e risale sfruttando un sistema di cenge che consentono di superare la barra rocciosa. Ormai fuori dal bosco, il sentiero ben segnalato con recenti segni di vernice raggiunge l’alpe Predenon (1831 m) e risale con pendenza costante tra distese di rododendri. Il passo è visibile dritto davanti a noi, ma ancora lontano. A quota 2300 di incontra una bellissima radura, attraversata dal torrente che forma pittoresche cascatelle. I segni di vernice aiutano a districarsi nella pietraia. Ci e si sposta ora sulla sinistra (destra orografica), per superare delle placche rocciose. Attraversato un piccolo nevaio la traccia risale ora molto ripida gli sfasciumi e, con stretti tornanti, porta al passo (2830 m).

Discesa: dal cippo di confine ci si abbassa sul versante svizzero e si seguono i segni rossi che guidano tra i grossi blocchi in direzione SO. Le placche di neve dura o ghiaccio possono essere facilmente aggirate abbassandosi leggermente, per risalire poi sulla traccia originaria. Paletti, ometti e segni di vernice aiutano a districarsi tra placche rocciose e grossi massi, anche se la statua della Madonna ben visibile lascia pochi dubbi sulla direzione. Raggiunta la spalla dello Joderhorn si può scendere verso lo skilift del San Pietro o, come abbiamo fatto noi, proseguire verso la statua. Da qui una serie di gradini aiuta a superare le placche rocciose e, passando accanto al laghetto, si arriva alla stazione della funivia. Gitona!

Tempo di salita: 4,15 ore; 1,15 per arrivare alla funivia
Dislivello: 1750 m circa con le risalite
Sviluppo: 8,8 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: percorso  ben segnalato fino al passo, poi qualche segno di vernice e qualche paletto di segnalazione. Pochissima neve. I tratti ghiacciati si aggirano facilmente.


Monte Capio da Sabbia 18 Aprile 2022


 Scarica la traccia


Relive ‘Monte Capio da Sabbia’

VALSESIA MONTE CAPIO (2172 m) DA SABBIA

Eravamo già stati al Capio dalla Val Sabbiola. Questa volta abbiamo deciso di allungare un po’ l’itinerario, partendo da Sabbia.

Superato il paese, si continua sulla stretta stradina asfaltata fino ad un piccolo ponte in legno, nei pressi del quale si lascia l’auto (880 m circa). La strada lascia presto il posto ad un sentiero, che scende a incontrare una bella mulattiera. Con qualche saliscendi, la mulattiera perde un centinaio di metri di quota, fino ad incontrare la strada che percorre la Val Sabbiola. La strada sale ripida ed è tagliata da un sentiero a tratti ripidissimo. Attraversato un ponticello si arriva alla frazione di Montata (880 m). Il sentiero continua ripido nel bosco, da cui esce a quota 1110, nei pressi della baita isolata dell’alpe Corti. Si sale ora tra ripidi pascoli e rade betulle, per un largo sentiero che taglia il pendio con lunghi diagonali e porta all’ampio ripiano su cui sorge l’alpe Campo (1527 m). Saliamo il ripido sentiero alle spalle delle baite e raggiungiamo la cresta spartiacque tra Val Sabbiola e Valbella. Con un bel percorso a cavallo dello spartiacque arriviamo all’alpe Laghetto (1810 m). Passiamo accanto ai ruderi delle abitazioni diroccate della miniera di nichelio e proseguiamo la salita dell’ampia vallata tristemente ingiallita dalla lunga siccità. Prima di raggiungere il colle dei Rossi attraversiamo a sinistra, per aggirare la bastionata rocciosa e risaliamo poi l’ultima ripida salita su ripidi pascoli, che ci porta in vetta (2172 m).

Discesa per lo stesso itinerario. Poco prima di arrivare alla case dei minatori, vale la pena di fare una piccola deviazione per visitare l’imbocco delle miniere.

Tempo di salita: 3,30 ore
Dislivello: 1500 m circa
Sviluppo: 16,2 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: percorso  ben segnalato (itinerario 561), senza tracce di neve.


Valgrande Cima Sasso 8 Gennaio 2022


Scarica la traccia

Relive ‘Valgrande Cima Sasso’

La neve continua a farsi desiderare e noi continuiamo i nostri giri in Valgrande, che con queste condizioni regala sempre indimenticabili giornate in montagna. Dalla vetta magnifico panorama sul Pedum e su tutte le montagne della Valgrande: dalla Laurasca ai Corni di Nibbio, passando per la Zeda, Marona, Pizzo Pernice ecc.

Dal parcheggio accanto al circolo di Cicogna (732 m) abbiamo preso la mulattiera lastricata che sale tra le case e con ripidi tornanti porta al rifugio degli alpini, posto in posizione panoramica in cima ai prati dell’alpe Pra. Alle spalle del ripugio il sentiero entra in falsopiano nel bosco di faggi e prosegue andando ad attraversare un caratteristico intaglio nella roccia. Raggiunto un bel poggio che domina la val Pogallo, il sentiero volge a NO, aggirando il versante NE del monte Spigo. Raggiunta la dorsale, la seguiamo a lungo, raggiungendo la colma di Belmello. Poco oltre il sentiero aggira sulla sinistra un risalto quotato 1632 m e porta alla base della cuspide rocciosa della vetta, che si raggiunge facilmente risalendo sulla destra, tra sfasciuni e tracce di sentiero (1916 m).

Discesa: per lo stesso itinerario

Tempo salita: 3,30 ore, comprese le soste.
Dislivello: 1300 m circa
Sviluppo: 12,5 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: sentieri evidenti, puliti e ben segnalati. Poca neve, ma gelata e da affrontare con prudenza. Bellissima gita.

Valgrande Monte Zeda e Bavarione 3 Gennaio 2022


Scarica la traccia

Relive ‘Monte Zeda e Bavarione’

La Zeda è, insieme al Pedum, la montagna simbolo della Valgrande. La salita è possibile da tutte e tre le sue creste: da N, salendo da Falmenta è l’itinerio più impegnativo; da S, passando dalla Marona e la più semplice, da E percorrendo la storica mulattiera militare della linea Cadorna. Questa volta abbiamo scelto quest’ultimo itineraro, seppure con qualche taglio direttamente sulla cresta.

Da Piancavallo si segue la strada asfaltata fino a Il Colle (1238 m). Si prosegue prendendo la sterrata che aggira sulla sinistra il Monte Spalavera, per arrivare a Pian Puzzo (1289 m), dove abbiamo lasciato l’auto. Da qui ci sono due possibilita: aggirare a destra il monte Bavarione, passando da Archia o, come abbiamo fatto noi, aggirarlo sulla sinistra. Fino al passo Folungo (1369 m) abbiamo seguito la strada, poi abbiamo preso la cresta, tagliando i tornanti. Ripresa la Linea Cadorna, l’abbiamo percorsa per un lungo tratto, passando da Pian Vadà (1711 m) e abbiamo proseguito fino a quota 1829 m. Lasciata la Cadorna abbiamo affrontato il sentiero che sale rapidamente lungo la cresta e porta alla croce di vetta (2156 m).

Discesa: per lo stesso itinerario fino al passo Folungo, poi abbiamo deciso di allungare il giro salendo al monte Bavarione (1505 m).

Tempo salita: 2,45 ore, comprese le soste.
Dislivello: 900 m circa alla Zeda, 150 m circa al Bavarione
Sviluppo: 15,5 km circa
Difficoltà: E

Condizioni: sentieri evidenti, puliti e ben segnalati. Poca neve evitabile lungo la cresta finale. Se non si è provvisti di ramponi, meglio evitare il tratto finale della strada che si dirige verso la Marona.

Valsesia Massa del Turlo da Cervarolo 1 Gennaio 2022


Scarica la traccia

Relive ‘Massa del Turlo’

La Massa del Turlo (Giandolino per i locals), è una bella cima, sulla cresta spartiacque tra la Valstrona e la Valsesia, che siamo abituati a salire dal versante di Omegna. Per questa volta decidiamo di esplorare il versante Valsesiano, partendo da Villa (900 m circa), poco sopra Cervarolo.

Lasciata l’auto nel piccolo parcheggio longo la strada, prendiamo la mulattiera lastricata che sale tra le case. Il primo tratto è piuttosto ripido, poi la pendenza diminuisce e porta rapidamente all’alpe Piane (1219 m), dove volendo si può arrivare in auto sseguendo la strada asfaltata. L’alpeggio è molto bello, le costruzioni sono quasi tutte seconde case e c’è anche un rifugio, oggi chiuso. La salita prosegue nel bosco e porta alla sella Vaneccio (1297 m), dove si può scendere verso Sabbia. Il sentiero sale tra le betulle, per portare poi con un ripido traverso sul versante E della montagna. Tornati in cresta, si raggiunge la vetta del monte Ventolaro (1612 m). Una breve discesa e si riprende a salire la cresta, sempre ampia e facile. La croce di vetta ormai è vicina, ma nascosta dall’anticima. Superata l’anticima, un breve tratto in salita moderata ci porta in vetta (1959 m).

Discesa: per lo stesso itinerario.

Tempo salita: 2,30 ore, comprese le soste.
Dislivello: 1050 m circa
Sviluppo: 12,5 km circa
Difficoltà: E

Condizioni: sentieri evidenti, puliti e ben segnalati. Né ghiaccio né neve.

Valle Strona Cima Scaravini 29 Dicembre 2021


Scarica la traccia

Relive ‘Cima Scaravini’

Per noi omegnesi la Val Strona è semplicemente la Valle, ma nonstante la confidenza e l’assidua frequentazione, ci riserva sempre delle gradite sorprese fatte di magnifici ambienti e luoghi solitari e selvaggi. Oggi siamo andati alla Cima Scaravini (o Scaravine, come indicato sulla cartellonistica e sulla croce di vetta).

Lasciate le auto all’ngresso di Massiola (775 m), abbiamo attraversato il paese e imboccato la scalinata in cemento che sale sulla destra. Poco dopo inizia una mulattiera lastricata, che sale ripida nel bosco. Raggiunte le baite dell’alpe Crotta si incrocia la strada sterrata, che si segue per un breve tratto. Ripreso il sentiero che percorre un bellissimo bosco di faggi, incrociando varie volte la strada, raggiungiamo l’alpe Pero (1398 m) e, superate le ultime baite, proseguiamo, sempre nella faggeta. Qui il sentiero si perde un po’ e non è facilissimo seguire i segni sbiaditi sugli alberi, ma basta dirigersi all’ampio spallone della montagna e percorrerlo fedelmente. Usciti dal bosco si arriva al Piano del Pozzo (1695 m). Poco oltre inizia il bel crestone, con qualche tratto roccioso reso insidioso dalla poca neve, che con lunga cavalcata porta in vetta (2117 m).

Discesa: per lo stesso itinerario.

Tempo salita: 4 ore, comprese le soste.
Dislivello: 1350 m circa
Sviluppo: 13,5 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: sentieri coperti di foglie ma ben evidenti fino al Pero, poi tracce e segni sbiaditi. La cresta è facile, anche se la neve costringe a qualche deviazione su roccette elementari. I versanti sono comunque molto ripidi ed è necessaria prudenza. Oggi non abbiamo usato i ramponi, ma potrebbero essere utili se la neve dovesse gelare.

Monte Faiè da Bracchio 11 Dicembre 2021


Scarica la traccia

Relive ‘Monte Faiè da Bracchio’

In attesa della neve vera, approfittiamo della bella giornata, anche se ventosa, per affrontare un magnifico itinerario, che avevamo già percorso qualche anno fa.

Lasciate le auto all’ngresso di Bracchio (310 m), abbiamo attraversato il paese seguendo le indicazioni, e abbiamo imboccato l’ampia mulattiera lastricata, che sale ripida nel bosco. Superato un primo gruppo di baite, si arriva a Vercio (828 m), magnifico punto panoramico da cui si gode una fantastica vista sulla bassa Ossola e sui laghi. Oltre l’alpeggio il sentiero prosegue meno ampio ma sempre evidente, nonostante la neve, e porta alla colma di Vercio (1250 m). Da qui seguiamo fedelmente l’ampia dorsale, fino alla vetta (1352 m).

Discesa: proseguiamo per un lungo tratto seguendo la Costa, in direzione E fino a quota 1100 m circa, dove incontriamo il sentiero che proviene da Corte Buè. Lo percorriamo in direzione SO e raggiungiamo l’alpe Ompio e l’accogliente rifugio Fantoli (997 m). Raggiunto Ruspesso e la strada, proseguiamo sul sentiero che ne taglia i tornanti, fino alla cappella di Erfo (662 m), dove troviamo il sentiero che ci riporta a Bracchio.

Tempo salita: 3,15 ore, comprese le soste. 6,30 ore per il giro, con sosta al rifugio.
Dislivello: 1100 m circa
Sviluppo: 12,5 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: sentieri innevati ma evidenti e al momento facilmente percorribili. Possono diventare insidiosi in caso di gelate.

Mottarone da Gignese 28 Novembre 2021


Scarica la traccia

Relive ‘Morning Nov 28th’

Il Mottarone è la montagna di casa, ma gli accessi sono così tanti e così vari, da mostrarsi sempre con un aspetto diverso. Questa volta abbiamo scelto di partire da Gignese, con un percorso lungo e indiretto,che aggira il monte del Falo per arrivare in vetta.

Dopo aver lasciato l’auto a Gignese (670 m), nei pressi dell’agriturismo La Miniera, abbiamo preso la mulattiera che parte ripida in direzione S. Lasciato sulla destra il sentiero che porta al Monte Falò e proseguiamo in falsopiano in direzione SO, raggiungendo Coiromonte (810 m). Seguendo le indicazioni per le Tre Montagnette, seguiamo la strada sterrata che porta alla baita isolata dell’alpe Vaighella. La strada supera il monte Falò e conduce all’alpe Guasto con vari saliscendi, per riprendere poi a salire e arrivare alla strada asfaltata. Seguendo la stradina che la costeggia, abbiamo aggirato il tornante e risalito il bosco senza percorso obbligato, per incrociare nuovamente la strada e incontrare il sentiero che sale da Cortano, che abbiamo seguito fino in vetta (1491 m).

Discesa: per lo stesso itinerario fino al tornante sopra Cortano (1100 m ca.). Da qui abbiamo preso la strada sterrata che scende al colle del Termine (1001 m). Il sentiero prende il posto della stradina, e prosegue con vari saliscendi, raggiungendo i ruderi dell’alpe Tuja poi la bella costruzione dell’alpe di Marta e l’alpe Pirio (921 m). Poco oltre si comincia a scendere, e in breve si torna a Gignese, a poca distanza dal luogo di partenza. Gita molto bella, varia e panoramica

Tempo salita: 4 ore, comprese le soste. 2/2,30 ore per la discesa.
Dislivello: 1000 m circa, comprese le risalite
Sviluppo: 21,5 km circa
Difficoltà: E

Condizioni: stradine sterrate e buoni sentieri, non sempre ben segnalati, ma basta po’ di attenzione per non perdersi.

Vallese Wiwannihutte 2 Ottobre 2021


Scarica la traccia

Relive ‘Wiwannihutte’

Da molto tempo volevo venire a visitare quest’angolo di Vallese, di cui mi avevamo magnificato le vie di arrampicata. Per ora mi sono accontentato di un giro escursionistico, ma mi sono ripromesso di tornarci presto, per affrontare la sua bella roccia.

Da Visp si segue la strada che conduce ad Ausserberg e si prosegue in direzione di Niwaech. Al piccolo market del paese si può acquistare (5 franchi) il pass per percorrere la ripida stradina che conduce a Fuxtritt (1851 m) dove si lascia l’auto. Il sentiero parte ripido e, al momento, in alcuni punti è ostruito da tronchi abbattuti, ma comunque facilmente percorribile. Usciti dal bosco, per ampi pascoli ci si dirige al dosso su cui sorge il bel rifugio (2474 m), già visibile da lontano. Alle spalle del rifugio tracce di sentiero e ometti portano all’attacco della via normale di salita. Da qui, costeggiando la parete, si incontrano le varie vie di arrampicata, attrezzate a spit (nomi alla base).

Discesa: tornato al rifugio, dopo una lunga sosta trascorsa a chiacchierare con i gentilissimi gestori (italiani), ho ripercorso per un tratto l’itinerario di salita fino a quota 2340 m circa, per prendere il sentiero segnalato con vernice bianco rossa che si dirige a N e contorna in falsopiano la testata della valle. Raggiunta l’ampia spalla, si comincia a scendere fino ad entrare nel bosco e si prosegue in direzione di Holzrigg, fino ad una croce di legno (1800 m), dove si incontra il sentiero che si dirige a E, con vari saliscendi, e che riporta alla strada, pochi metri a valle del piccolo piazzale dove abbiamo lasciato l’auto Gita molto bella

Tempo salita: 1,30 ore al rifugio comprese le soste.
Dislivello: 600 m al rifugio, 1000 m circa per il giro completo
Sviluppo: 12,5 km circa
Difficoltà: E

Condizioni: buoni sentieri, ben segnalati fino alla croce in legno. Da qui il sentiero è evidente ma non ci sono indicazioni. Solo qualche sporadico segno giallo nero. Rifugio molto accogliente e gestori veramente gentili. Consigliato.