Mottarone da Gignese 28 Novembre 2021


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Relive ‘Morning Nov 28th’

Il Mottarone è la montagna di casa, ma gli accessi sono così tanti e così vari, da mostrarsi sempre con un aspetto diverso. Questa volta abbiamo scelto di partire da Gignese, con un percorso lungo e indiretto,che aggira il monte del Falo per arrivare in vetta.

Dopo aver lasciato l’auto a Gignese (670 m), nei pressi dell’agriturismo La Miniera, abbiamo preso la mulattiera che parte ripida in direzione S. Lasciato sulla destra il sentiero che porta al Monte Falò e proseguiamo in falsopiano in direzione SO, raggiungendo Coiromonte (810 m). Seguendo le indicazioni per le Tre Montagnette, seguiamo la strada sterrata che porta alla baita isolata dell’alpe Vaighella. La strada supera il monte Falò e conduce all’alpe Guasto con vari saliscendi, per riprendere poi a salire e arrivare alla strada asfaltata. Seguendo la stradina che la costeggia, abbiamo aggirato il tornante e risalito il bosco senza percorso obbligato, per incrociare nuovamente la strada e incontrare il sentiero che sale da Cortano, che abbiamo seguito fino in vetta (1491 m).

Discesa: per lo stesso itinerario fino al tornante sopra Cortano (1100 m ca.). Da qui abbiamo preso la strada sterrata che scende al colle del Termine (1001 m). Il sentiero prende il posto della stradina, e prosegue con vari saliscendi, raggiungendo i ruderi dell’alpe Tuja poi la bella costruzione dell’alpe di Marta e l’alpe Pirio (921 m). Poco oltre si comincia a scendere, e in breve si torna a Gignese, a poca distanza dal luogo di partenza. Gita molto bella, varia e panoramica

Tempo salita: 4 ore, comprese le soste. 2/2,30 ore per la discesa.
Dislivello: 1000 m circa, comprese le risalite
Sviluppo: 21,5 km circa
Difficoltà: E

Condizioni: stradine sterrate e buoni sentieri, non sempre ben segnalati, ma basta po’ di attenzione per non perdersi.

Placche di Oriana Settore Sinistro 16 Ottobre 2021

Torniamo sempre volentieri su queste belle placche, che offrono un’arrampicata mai estrema ma sempre di soddisfazione e con il giusto grado di impegno. Finora ci eravamo sempre rivolti al settore destro; oggi siamo andati a vedere il settore sinistro e abbiamo affrontato tre facili vie: 30 anni di passione, Scaccia pensieri e Spirito divino.

Le vie sono simili come difficoltà, con un primo tiro decisamente più difficile dei successivi. 30 anni di passione è la più recente e la più a destra delle tre. L’abbiamo percorsa fino al quarto tiro poi, incerti sull’itinerario, ci siamo calati. Abbiamo visto poi che la via si sposta a sinistra, per sormontare un facile risalto: noi abbiamo invece proseguito dritti seguendo spit distanziati, fino ad una sosta di calata seguita da uno strapiombo ben manigliato e spittato, ma non in linea con le difficoltà della via. Torneremo per terminarla. Le altre due vie presentano un primo tiro abbastanza impegnativo su placca (specialmente Scaccia pensieri 5c) e non azzerabile; i tiri successivi sono decisamente più facili (4b-c), ma molto divertenti, da percorrere il totale relax.

Chiodatura ottima a fix da 10 mm. Alcune soste sono da collegare.

Difficoltà: 5b obbligatorio
Materiale: 12 rinvii – Due mezze corde da 60 metri
Sviluppo: 170 m circa – 280 per 30 anni di passione
Tempo di salita: 45 minuti all’attacco; 1,30/2 ore per le vie

Avvicinamento: dal parcheggio di Courtil attraversare il gruppo di case, prendendo il sentiero 4, che consente di tagliare la strada sino a Pian Flo. Da qui proseguire lungo la strada e, ad un tornante, proseguire dritto verso la cava. Prima della sbarra un ripido sentierino sale a destra e porta all’attacco delle vie.


Discesa: in doppia sulle vie.

Vallese Wiwannihutte 2 Ottobre 2021


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Relive ‘Wiwannihutte’

Da molto tempo volevo venire a visitare quest’angolo di Vallese, di cui mi avevamo magnificato le vie di arrampicata. Per ora mi sono accontentato di un giro escursionistico, ma mi sono ripromesso di tornarci presto, per affrontare la sua bella roccia.

Da Visp si segue la strada che conduce ad Ausserberg e si prosegue in direzione di Niwaech. Al piccolo market del paese si può acquistare (5 franchi) il pass per percorrere la ripida stradina che conduce a Fuxtritt (1851 m) dove si lascia l’auto. Il sentiero parte ripido e, al momento, in alcuni punti è ostruito da tronchi abbattuti, ma comunque facilmente percorribile. Usciti dal bosco, per ampi pascoli ci si dirige al dosso su cui sorge il bel rifugio (2474 m), già visibile da lontano. Alle spalle del rifugio tracce di sentiero e ometti portano all’attacco della via normale di salita. Da qui, costeggiando la parete, si incontrano le varie vie di arrampicata, attrezzate a spit (nomi alla base).

Discesa: tornato al rifugio, dopo una lunga sosta trascorsa a chiacchierare con i gentilissimi gestori (italiani), ho ripercorso per un tratto l’itinerario di salita fino a quota 2340 m circa, per prendere il sentiero segnalato con vernice bianco rossa che si dirige a N e contorna in falsopiano la testata della valle. Raggiunta l’ampia spalla, si comincia a scendere fino ad entrare nel bosco e si prosegue in direzione di Holzrigg, fino ad una croce di legno (1800 m), dove si incontra il sentiero che si dirige a E, con vari saliscendi, e che riporta alla strada, pochi metri a valle del piccolo piazzale dove abbiamo lasciato l’auto Gita molto bella

Tempo salita: 1,30 ore al rifugio comprese le soste.
Dislivello: 600 m al rifugio, 1000 m circa per il giro completo
Sviluppo: 12,5 km circa
Difficoltà: E

Condizioni: buoni sentieri, ben segnalati fino alla croce in legno. Da qui il sentiero è evidente ma non ci sono indicazioni. Solo qualche sporadico segno giallo nero. Rifugio molto accogliente e gestori veramente gentili. Consigliato.

Val Formazza Corno Brunni 5 Settembre 2021


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Relive ‘Formazza Corno Brunni’

Abbiamo frequentato parecchio, negli anni, la val Formazza, ma al Corno Brunni, per un motivo o per l’altro, non eravamo mai saliti. Abbiamo approfittato di una bella giornata di inizio settembre per colmare questa lacuna.

Dopo aver lasciato l’auto nei pressi della Pernice Bianca (il parcheggio a Riale è tutto a pagamento, ma il cambia monete non funziona e non accetta carte o bancomat) sono tornato a Riale costeggiando il Toce e ho preso il sentiero e, tagliando i tornanti della strada, sono arrivato al Rifugio Maria Luisa. Da qui ho preso il sentiero che si inoltra nella Valrossa e l’ho seguito fino al bivio, segnalato da un cartello, che si snoda in direzione O. Il sentiero non è sempre evidente, ma è ben segnalato da numerose paline. Con percorso in leggera salita si percorre la testata del vallone delle Marmotte e si aggira la spalla meridionale del corno Brunni, quotata 2725 m, per salire poi al Lago Brunni (2661 m). Costeggiando il lago sulla destra, si sale per tracce di sentiero su detrito fine ad un colle. Qui il sentiero volge a E e risale il ripido pendio, sempre su terreno instabile, fino ad una sella. Deviando a N, in pochi minuti si arriva alla frastagliata vetta. (2862 m)

Discesa: tornato al colle sopra al lago, ho preso l’esile traccia che attraversa il franoso versante NO del corno, in direzione del Passo Brunni, tra il corno Brunni e il corno Gries. La traccia è molto esile e il terreno infido, da percorrere con grande attenzione. A qualche decina di metri dal passo, la traccia svanisce contro una serie di rocce marce e sono costretto a scendere un po’ avventurosamente alla base del pendio, per salire poi faticosamente al passo. Anche la discesa sul versante Valrossa non è molto agevole, per pendenza e terreno friabile, ma con qualche attenzione si raggiunge il fondo del vallone, dove si ritrova il sentiero che, percorrendo la magnifica Valrossa, riporta al Maria Luisa. Da qui, ripercorrendo l’itinerario di salita, sono tornato alla macchina. Gita molto bella

Tempo salita: 3,45 ore, comprese le soste.
Dislivello: 1150 m circa, comprese le risalite
Sviluppo: 16,5 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: buoni sentieri, ben segnalati fino al bivio per il lago Brunni; poi paline e ometti fino al lago. Dal lago in su solo tracce di passaggio, ma il percorso è evidente. L’itinerario di rientro dalla Valrossa, per il pendio attraversato e l’instabilità del terreno, non è consigliabile.

Val Vigezzo Pizzo la Scheggia 27 Agosto 2021


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Relive ‘Val Vigezzo Pizzo la Scheggia’

La Scheggia è la cima più alta della Val Vigezzo, ma essendo un po’ defilata e di non facilissimo accesso è, a torto, relativamente poco frequentata.

Dopo aver lasciato l’auto ad Arvogno, siamo scesi ad attraversare i torrenti, prima su un ponte su travi in ferro, poi su una piccola passerella, nei pressi di una magnifica lanca. Il sentiero inizia a salire e raggiunge le baite di Coier. Proseguendo nella bella faggeta si raggiungono gli alpeggi di Cortino (1352 m) e Anfirn (1524 m). Dirigendoci a N, raggiungiamo il bivio con l’indicazione per il bivacco Regi (1888 m). Il sentiero sale ripido in un rado bosco di larici. Raggiunto il bivacco, chiuso a chiave come tutti i bivacchi della Val Vigezzo, si prosegue su un sentiero che, con un ampio giro in senso antiorario, porta a superare la bastionata rocciosa in un punto facilmente percorribile. Si raggiunge cosi l’ampio spallone della montagna. Il sentiero non sempre è evidente: un po’ di ometti aiutano a trovare il percorso migliore, che comunque consente varianti, fino alla vetta (2466 m).

Discesa: Per lo stesso itinerario fino al bivio del sentiero per Anfirn. Da qui abbiamo deciso di allungare un po’ il giro, dirigendoci verso l’alpe Riola, per proseguire poi verso Campeglio, la Colla e Borca, per tornare poi ad Arvogno, passando da Verzasco. Gita molto bella

Tempo salita: 4,15 ore, comprese le soste.
Dislivello: 1750 m circa, comprese le risalite
Sviluppo: 15 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: buoni sentieri, ben segnalati fino al bivacco Regi: poi ometti e tracce di passaggio. Al ritorno, il sentiero in corrispondenza del superamento del torrente tra Campeglio e la Colla è parzialmente franato è presenta qualche difficoltà.

Val Cannobina Limidario da Spoccia 24 agosto 2021


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Relive ‘Limidario da Spoccia’

Il Limidario è una meta che abbiamo raggiunto spesso, con gli sci e a piedi, ma sempre partendo da Cortaccio. Questa volta siamo partiti da Spoccia, in valle Cannobina ed è stata una piacevole variante,

Dopo aver lasciato l’auto a Spoccia (798 m), prendiamo il bel sentiero che porta alla cappella Lego (1143 m). Proseguendo nel bosco, arriviamo ai Tre Confini, dove incontriamo la strada sterrata che seguiamo fino all’alpe Spoccia (1550 m). Proseguendo in direzione N, arriviamo all’alpe La Quadra, dove c’è un bel bivacco. Il sentiero sale ripido verso una cimetta quotata 1781 m e prosegue passando sul versante E della Testa Fontai. Passato un facile canalino attrezzato si raggiunge la cresta e la si segue fino alla vetta (2186 m).

Discesa: tornati all’alpe La Quadra, proseguiamo sul percorso di salita fino ad un colle quotato 1565 m. Qui parte un sentiero molto ben segnalato che scende vertiginosamente nella valletta. E’ un sentierino ripidissimo, con tratti molto esposti e che attraversa strette cenge. I passaggi più impegnativi sono messi in sicurezza con catene. Merita veramente, anche se il tempo necessario è decisamente superiore a quello indicato sul cartello.

Tempo salita: 4 ore, comprese le soste e il bagno.
Dislivello: 1500 m circa
Sviluppo: 16,5 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: buoni sentieri, ben segnalati e manutenuti su tutto l’itinerario. Il sentiero di discesa richiede attenzione.

Ricordo di un amico – 27 Agosto 2021


Ci sono dei post che non si vorrebbero mai scrivere; questo e uno di quelli.
Un caro amico, che tanto spesso ci ha fatto compagnia nelle nostre gite in montagna non c’è più.
Di lui ci resteranno i ricordi indelebili di tanti panorami mozzafiato, sciate, scalate, fatiche, risate, condivise sempre in allegria, accompagnate dal suo immancabile umorismo.
Ciao Marco, ci mancherai. 

Val Vigezzo Bagni di Craveggia 14 Agosto 2021


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Relive ‘Bagni di Craveggia’

Gita molto bella e molto lunga, anche con l’ausilio della cabinovia che porta alla Piana.

Dopo aver lasciato l’auto alla Vasca (974 m), sono sceso lungo la strada fino a Prestinone (800 m), dove ho preso la cabinovia che mi ha portato alla Piana (1714 m). Dalla stazione della funivia, ho preso la mulattiera che sale in diagonale verso sinistra, in direzione della Bocchetta di Muino (1977 m). Qui inizia la lunga discesa. Si passa dai bei laghetti di Muino e dal bivacco Greppi, Dai laghetti è possibile scendere ai Bagni di Craveggia con percorso più diretto, ma ho preferito allargare il giro, percorrendo tutta la testata della valle Onsernone. Raggiunto l’alpe Ruggia (1887 m), il sentiero prosegue in leggera discesa, contornando la testata della valle e porta all’alpe Tenda (1853 m). Qui il sentiero comincia ad abbassarsi più rapidamente in direzione dell’alpe Pianezza (1620 m), dove entra nel bosco di faggi e scende ripido verso l’alpe Cortaccio (1166 m), adibito a bivacco. Proseguendo su sentiero pianeggiante, si arriva ad un bivio e si scende ad attraversare il torrente su un ponte di cemento. Il sentiero prosegue ampio fino all’alpe Fondo Monfracchio (1077 m). Si costeggia il torrente su un ampio sentiero per un lungo tratto, per poi scendere nel letto del torrente dove il sentiero è stato spazzato via dall’acqua. Percorso un centinaio di metri, cercando il percorso più agevole, si torna sull’argine, dove si ritrova il sentiero. Continuando sul sentiero pianeggiante, in breve si arriva in vista dell’edificio dei bagni di Craveggia, sull’altra sponda del fiume.
La costruzione è diroccata, ma all’esterno sono state recentemente realizzate delle piccole piscinette di acqua fredda e delle vasche scavate nella pietra, ma oggi senz’acqua. Il pavimento è stato coperto da un tavolato di legno interrotto da lastre di vetro, piuttosto scivolose.
L’acqua termale a 28 gradi sgorga all’interno di una piccola sala con soffitto a volta e viene raccolta in una grossa vasca, che occupa tutta la saletta. Un bagno ristoratore è d’obbligo. Al di sopra della costruzione dei bagni si trova un piccolo oratorio, all’interno del quale si sono posti dei pannelli che descrivono la storia dei bagni e dell’albergo, distrutto da una grande valanga nel 1951. Accanto alla costruzione parte il sentiero che, passando in vista della ex caserma della finanza, risale tutta la valle del rio Sant’Antonio e tocca gli alpeggi di Isornia di sotto e di sopra (1478 m). Raggiunta la bocchetta, dove sorge la cappella dedicata a sant’Antonio, si incontra il sentiero ben segnalato che scende in direzione dell’alpe Cortignasco (1681 m) e prosegue in un bosco di abeti. Raggiunto Crest, la lunga traversata prosegue verso In Bies, dove finalmente, con una serie di ripidi tornanti, si ritorna alla Vasca. Gitona.

Tempo totale: 9 ore, comprese le soste e il bagno.
Dislivello: 1150 m circa in salita e 2100 m in discesa
Sviluppo: 25,5 km circa
Difficoltà: EE bene allenati

Condizioni: buoni sentieri su quasi tutto l’itinerario, ad esclusione del tratto travolto dal torrente. La risalita alla Bocchetta di Sant’antonio attraversa versanti ripidi, ma il sentiero è sempre ben segnato e non presente difficoltà.

Alpi Orobie Pizzo Arera Via dei cugini 12 Agosto 2021


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Relive ‘Pizzo Arera via dei cugini’

Altra uscita in una zona che non conoscevo, ed altra bellissima scoperta. Il Pizzo Arera, che fa da spartiacque tra la val Brembana e la Val Seriana, si presenta con un aspetto quasi dolomitico, con la sua alta parete di bellissimo calcare, ed i conoidi detritici alla base.

Avvicinamento: da Zambla Alta nel comune di Oltre il Colle si prosegue per Plassa/Arera. L’utimo tratto è a pagamento (€4 da pagare ad una colonnina lungo la strada) e porta ad un grande piazzale, dove si lascia l’auto. Dal piazzale un’ampia strada lastricata sale a tornanti fino al rifugio Capanna 2000. Da qui si prosegue su un evidente sentiero (sentiero dei fiori) che contorna la montagna con vari saliscendi. Giunti ad una forcella, il sentiero scende ripido, già in vista della bella parete. Raggiunti i pendii ghiaiosi, si abbandona il santiero per risalire gli sfasciumi verso l’estremità sinistra della parete, in direzione di un diedro che sale obliquamente verso destra. La partenza della via è indicata da una scritta rossa.

Difficoltà: 5c obbligatorio
Materiale: 16 rinvii, , fettucce o cordini per collegare le soste e materiale per le doppie – Due mezze corde da 60 metri
Dislivello: 600 m circa all’attacco, 200 m per la via. Sviluppo 250 m circa
Tempo di salita: 1,30 ore all’attacco, 4 ore per la via, 1,30 ore per il rientro.

L1 – 5a salire il diedro in diagonale verso destra 40 m

L2 – 5c bella partenza direttamente sopra alla sosta, per attraversare poi a sinistra 35 m

L3 – 4b facile placca 30 m

L4 – 4c 40 m

L5 – 5c tiro impegnativo, nella spaccatura che sale sulla destra 35 m

L6 – 5b traversare a sinistra con passaggio non banale 30 m

L7 – 5c bel camino da salire abbastanza facilmente in spaccata 25 m

L8 – 4c facile tiro di uscita, che abbiamo concatenato con il precedente 15 m

Condizioni: la roccia è complessivamente bellissima, anche se sono presenti detriti e sassi mobili: fare molta attenzione, soprattutto in presenza di altre cordate. L’arrampicata è molto divertente ma, nonostante i gradi non estremi, piuttosto impegnativa su tutto l’itinerario.

Discesa: è possibile, anche se lo sconsiglio, scendere lungo la via. Dalla fine della via, proseguire su terreno instabile ma facile fino all’anticima. Proseguire scendendo qualche metro per la crestina e reperire sulla sinistra una sosta di calata, dalla quale si raggiunge il ripido canale ghiaioso, da percorrere con attenzione. Alla base del ghiaione, ometti e tracce di passaggio riportano al sentiero di salita.

Valmalenco Torrione Porro – Via Perego 31 Luglio 2021


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Relive ‘Valmalenco Torrione Porro’

Zona per me sconosciuta e bellissima scoperta questo angolo di Valtellina. Grazie all’amico Daniele che mi ha accompagnato in questa bella avventura.

Avvicinamento: da Chiareggio (1612 m) si segue la strada a pagamento fino alla fine e si lascia l’auto in uno slargo, a lato del torrente. Attraversato il Torrente Mallero su un ponte, si incontra la mulattiera che, in un’ora circa, porta al bel Rifugio Gerli-Porro (1965 m). Proseguendo sul sentiero che porta alla ferrata, lo si abbandona a quota 2140 circa, per attraversare a sinistra (N) su tracce e sfasciumi, in direzione della parete. La via attacca a sinistra di un conoide ghiaioso. Un pannello con una grande foto accanto al rifugio aiuta ad individure l’attacco.

Itinerario:
la via, nonostante i gradi non elevati, è abbastanza impegnativa, con il passaggio chiave in uno strapiombino sul secondo tiro, peraltro ben chiodato e azzarabile. I tiri totali sono 8, ma l’ultimo si può tranquillamente fare in conserva. Per il resto i gradi sono tra il IV e il V, con protezioni abbastanza distanti, ma sufficienti nei punti più difficili. Le soste presentano tutte due ancoraggi resinati da collegare. Non descriverò con precisione i tiri, in quanto la via si presta a numerose varianti, comunque tutte sullo stesso livello di difficoltà. La roccia, rossastra e rugosa, in alcuni tratti assomiglia molto al serpentino della Punta Esmeralda al Devero.

Attrezzatura: corda da 60 m, 8 rinvii, qualche friend per prudenza.

Discesa: la via porta in vetta. La discesa si effettua a piedi, per comodo sentiero che in un’ora circa riporta al rifugio.

Tempo di salita: 1,45 ore all’attacco, 4 ore per la via.
Dislivello: 500 m circa all’attacco, 250 m per la via. Sviluppo 150 m + 300 m
Difficoltà: AD+ V