Lago di Andromia 26 Novembre 2022

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Relive ‘Lago di Andromia’


Abbiamo sempre ammirato il lago di Andromia dall’alto, dalla cima del Lariè e ogni volta ci siamo ripromessi di farci una gita. Finalmente abbiamo avuto l’occasione per andarlo a visitare da vicino. Questo itinerario è contraddistinto da due parti nettamente contrastanti: una prima parte, sul versante ossolano, caratterizzato da un ripido bosco di castagni prima e poi di faggi e la parte superiore, nel vallone del Rio Deseno, una valle pensile tributaria del rio Bogna, costellata di alpeggi adagiati su dolci pendii attorniati dai larici.

Partiamo da Canei (455 m), seguendo il sentiero che sale ripidissimo nel bosco, tagliando la strada asfaltata. La salita è sempre molto ripida e porta all’alpe Rolo e poi a Onzo (811 m). Il sentiero è coperto dalle foglie e mal segnalato e spesso si perde. Ripresa la strada arriviamo all’alpe di Fuori (1531 m) e il panorama si apre sui bellissimi pascoli. Ci si addentra nella valle e si raggiunge l’alpe di Dentro (1702 m). Qui lasciamo la strada e seguiamo una traccia che prosegue sul fondovalle ma si perde poco dopo, costringendoci a una faticosa risalita tra i rododendri per ritrovare la strada. Poco oltre arriviamo al bellissimo alpeggio di Andromia (1855 m). Aggirando a destra il rilievo alle spalle dell’alpe, in pochi minuti arriviamo al lago (1929 m). Gita lunghetta e molto bella.

Discesa: seguendo la strada

Tempo di salita: 3,30 ore circa comprese soste all’alpe: 10 minuti al lago
Dislivello: 1500 m circa
Sviluppo: 17,5 km circa
Difficoltà: E

Condizioni: il sentiero è spesso poco visibile, a causa delle abbondanti foglie che lo rendono anche piutosto insidioso. Anche per questo motivo, al ritorno, abbiamo preferito seguire quasi interamente la strada asfaltata.


 

Croveo-Agaro-Devero

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Sono sempre stato affascinato dai Walser, dalle loro belle costruzioni, dal mito del popolo delle montagne.
A questo si aggiunge l’alone di mistero che avvolge il villaggio di Agaro sommerso dalle acque del lago, con la costruzione della diga. Sono rimasti una serie di alpeggi in posizione molto panoramica, collegati da buoni sentieri che è sempre piacevole percorrere, soprattutto con i bei colori dell’autunno.

Partiamo da Croveo (814 m), seguendo una mulattiera che sale nel bosco fino al caseggiato di Beola. Al bivio prendiamo a destra, in direzione di Cima Chioso (965m) Da qui prendiamo il sentiero che si dirige a NNO, toccando gli abitati di Mollio e Suzzo e prosegue con un lungo traverso fino alla diga di Agaro (1599 m). Attraversata la diga, prendiamo il sentiero che parte dietro alle case e risaliamo il ripido versante. Superato Corte Verde la pendenza diminuisce e il sentiero percorre il versante sotto al caratteristico monolito del Pizzo Nava. Passando alti sopra all’alpe Nava, risaliamo il vallone per riprendere il sentiero che corre parallelo alla cresta della Corona Troggi, poco sopra i 2000 m di quota. Prima che questo salga al piano del lago di Sangiatto, deviamo a O, e iniziamo la breve discesa che ci porta all’alpe Fontane e poi a Cologno, dove avevamo portato alcune auto

Tempo di salita: 3 ore circa comprese soste alla diga, 5,30 ore per la gita
Dislivello: 1450 m circa
Sviluppo: 12 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: itinerario ben segnalato e pulito. Il sentiero si perde solo per un breve tratto nei pressi dell’alpe Nava, ma la direzione è sempre evidente.


 

Val Vigezzo Cima Trubbio 6 Novembre 2022

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La recente nevicata e l’abbassamento della temperatura limita un po’ la possibilità di scelta. Decidiamo per una meta non troppo elevata e esposta a S. La Val Vigezzo ci offre una bella scelta di itnerari e decidiamo per il Trubbio, vetta panoramica e di facile accesso.

Partiamo da Craveggia, lasciando le auto nel piccolo parcheggio all’inizio della strada che porta al Blitz (900 m). La strada poderale sale ripida ad larghi tornanti, La vecchia mulattiera taglia i tornanti i consente di guadagnare rapidamente quota. L’itinerario si mantiene ai margini dei prati e passa dall’alpe Fontana (1160 m). Con una serie infinita di tornanti si esce dal bosco a quota 1635 m circa, dove facciamo una breve deviazione per ammirare il bellissimo balcone su cui sorge l’oratorio di San Rocco.
Tornati sui nostri passi, superiamo le belle baite della colma, abbandoniamo la strada che prosegue in piano e saliamo il pendio in direzione del punto quotato 1851 m. Aggirato seguendo la strada il dosso quotato 1879, scendiamo al colletto che separa quest’ultimo dalla cima del Trubbio.
Risalendo il pendio senza percorso obbligato, raggiungiamo la vetta (2062 m),

Discesa: tornati al colletto, scendiamo lungo la pista fino ad incontrare la strasine che porta alla piana. Da qui abbiamo seguito il sentiero, percorribile anhe in MTB, che passa dall’alpe Monte Nero e porta a Vocogno. Un breve tratto di strada asfaltata ci ha riportati alle auto.

Tempo di salita: 3 ore circa comprese soste e deviazioni; 5 ore per la gita
Dislivello: 1100 m circa
Sviluppo: 12,5 km circa
Difficoltà: E

Condizioni: itinerario evidente fino alla Colma, poi tracce di sentiero parzialmente nascosto dalla poca neve caduta nei giorni scorsi. Sul pendio finale la neve è più abbondante ma non crea problemi. Dalla Piana scarsi segnali escursionistici, mentre sono presenti quelli per le MTB


 

Valle Anzasca Pizzetto 29 Ottobre 2022

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Il Pizzetto è una cima che siamo più abituati a frequentare in inverno, quando la situazione dell’innevamento non consente mete più ambiziose. L’itinerario estivo è una bella sorpresa, completata da un giro ad anello che ci ha portati a percorrere la bella valle Olocchia.

Partiamo da Soi di Dentro (993 m) e risaliamo i ripidi prati e poi l’altrettanto ripido bosco che porta a Pianezzo (1201 m). Il sentiero prosegue sempre sostenuto nella faggeta, aggira il rilievo quotato 1584 m e si ricongiunge all’itinerario scialpinistico. Da qui, passando da Villa Simonini, abbiamo seguito quasi integralmente l’ampia dorsale fino alla vetta (1879 m)

Discesa: proseguendo in cresta siamo arrivati ad una bella conca, per proseguire poi nella stessa direzione. Il sentiero taglia il ripido pendio e arriva all’alpe Curtet (1651 m). Con una svolta di 180° seguiamo il sentiero che percorre il fondo della valle Olocchia fino all’alpe Cangelli (1384 m). Per evitare di scendere direttamente alla strada, affrontiamo una breve risalita e un lungo traverso che ci portano all’alpe Bargiga (1342 m) e a Pianezzo, dove troviamo il ripido sentiero che ci riporta all’alpe Soi. Bella gita.

Tempo di salita: 2,10 ore circa; 5,30 ore per la gita
Dislivello: 1100 m circa
Sviluppo: 11 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: itinerario evidente ben segnalato fino all’alpe Pregima. da qui si segue la dorsale, senza percorso obbligato. Dalla vetta si ritrovano buoni sentieri, a volte un po’ insidiosi per via del nardo.


Devero Monte Sangiatto 22 Ottobre 2022

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Frequentiamo il Devero in ogni stagione, ma ogni volta rimaniamo incantati dalla bellezza dei luoghi e dai meravigliosi colori che ogni stagione sa regalarci. Questa volta siamo andati al Sangiatto, gita tranquilla e panoramica, ideale per ammirare e fotografare i colori autunnali.

Partiamo da Devero (1631 m) e ci dirigiamo a corte d’Ardui (1760 m) seguendo il corso del torrente Devero. Risalito il ripido valloncello, attraversiamo il torrente Sangiatto e incontriamo la strada sterrata che ci porta all’alpe Sangiatto (2010 m). Aggirato il risalto quotato 2076 m, risaliamo il pendio fino alla bocchetta di Scarpia (2248 m). Il sentiero si dirige a S, per tagliare poi in diagonale il ripido pendio e raggiungere il segnale di vetta (2387 m).

Discesa: per lo stesso itinerario fino alla strada sotto all’alpe Sangiatto. Arrivati al tornante, abbandoniamo la strada e seguiamo il sentiero che porta a Crampiolo (1767 m). Dopo una breve sosta ci dirigiamo verso Vallaro e, passando da Cantone, torniamo a Devero

Tempo di salita: 2,10 ore circa; 5 ore per la gita
Dislivello: 800 m circa
Sviluppo: 12 km circa
Difficoltà: E

Condizioni: itinerario evidente e sempre ben segnalato su buoni sentieri.


Monte Mazzoccone (L’Aquila) da Cireggio 8 Ottobre 2022

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Dopo oltre due mesi di riposo forzato, riprendiamo le escursioni con un facile e panoramico itinerario sulle montagne di casa

Partiamo da Cireggio (367 m), frazione di Omegna e imbocchiamo il Sentiero Beltrami, che parte accanto al circolo, bella mulattiera che sale nel bosco di castagni. La strada lastricata sale a lenti tornanti, passando per il bellissimo santuario del Fontegno, risalente al XVII secolo e prosegue in direzione di Quarna Sopra, incontrando numerose cappelle votive. Arrivati alla strada asfaltata nei pressi del belvedere, saliamo al paese e lo attraversiamo, per prendere la strada sterrata che sale verso NO, in direzione dell’alpe Preer. Qui prendiamo il sentiero sulla destra e poi il bivio a sinistra per il colle della Frera (1120 m). Il sentiero sale ripido tra felci e betulle e porta alla Cappella di Saccarello (1228 m). Da qui si segue la dorsale, aggirando le difficoltà, a volte aiutati da alcune catene, fino al monumento di vetta, sormontato da un’aquila (1424 m).

Discesa: proseguendo lungo la dorsale in direzione del Col di Stobj, poco prima di raggiungerlo (bocchetta della Luera 1310 m, cartello segnaletico) abbiamo preso un sentiero tra le felci che ci ha portati all’alpe Camasca. Una larga mulattiera prende il posto del sentiero e, passando dagli alpi Ruschini e Barca, ci riporta a Preer, dove ritroviamo l’itineraio di salita

Tempo di salita: 2,45 ore circa; 5.30 ore per la gita
Dislivello: 1100 m circa
Sviluppo: 12,5 km circa
Difficoltà: EE,

Condizioni: itinerario sempre ben segnalato. Attualmente le felci sono state tagliate e il sentiero pulito in vista del vertical.


Bocchetta di Val Maggia 23 Luglio 2022

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Sempre bella l’alta Val Formazza, sia ci si avventuri sui ghiacciai alle quote più alte, sia che si decida di fare una tranquilla camminata, tra laghi, pascoli d’alta quota o scomode pietraie. Questa volta decidiamo di salire alla Bocchetta di val Maggia; un passo d’alta quota che mette in comunicazione il bacino del Toggia con quello del Basodino.

Partiamo da Riale e saliamo in direzione del Maria Luisa, tagliando i tornanti della strada. Quando la strada spiana, prima di raggiungere il rifugio, prendiamo la deviazione che si stacca a destra, in direzione del lago Castel. Raggiunta la baita dell’alpeggio, abbandoniamo l’ampia traccia e ci dirigiamo verso il vallone che scende dalla bocchetta del Castel. Aggirato il risalto quotato 2321 m, ci dirigiamo a N, senza percorso obbligato, districandoci tra grossi blocchi. Raggiunti i laghi del Boden, ritroviamo il sentiero principale e con una deviazione a E, risaliamo la pietraia fino alla bocchetta (2634 m)

Discesa: tornati ai laghi, ci dirigiamo nuovamente a N, su sentiero ben marcato. Superiamo la rupe del Gesso e proseguiamo fino al passo San Giacomo, dove incontriamo la strada sterrata che, costeggiando il lago del Toggia, ci porta al Maria Luisa. Da quo riprendiamo l’itinerario di salita fino a Riale.

Tempo di salita: 3,15 ore circa; 7 ore per la gita
Dislivello: 1000 m circa
Sviluppo: 17,5 km circa
Difficoltà: EE,

Condizioni: itinerario ben segnalato fino all’alpe Castel. La deviazione che abbiamo effettuato presenta qualche palina e alcuni ometti. Non ci sono comunque problemi di orientamento; è solo necessario ricercare il percorso migliore nella pietraia. Desolante la vista del ghiacciaio del Basodino.


Valle di Goms Grathorn – In ricordo di Piercarlo 17 Luglio 2022


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Quella di oggi è stata molto più di una gita: in questa giornata ricca di emozioni abbiamo voluto ricordare l’amico Piercarlo che, il 5 febbraio di quest’anno, mentre scendeva da questa montagna dal versante di Chumme, ha perso la vita, travolto da una valanga. Con la figlia Simona e alcuni tra i suoi amici più cari siamo saliti a questa cima, per deporre una targa in suo ricordo, con una semplice ma toccante cerimonia.

Attraversato il bellissimo paese di Reckingen abbiamo lasciato l’auto nel parcheggio presso un’area attrezzata, appena fuori dal paese (1300 m). Attraversato il torrente su un ponte, abbiamo preso la strada in direzione SE. Poco dopo si incontra un bivio con l’indicazione Niwi Hitta che percorre una stradina sterrata. A quota 1418 m un sentiero si stacca a sinistra e sale nel bel bosco di larici. Il sentiero è ripido, ma ben tracciato e consente di guadagnare rapidamente quota. Superate le baite isolate di Niwi Hitte e Hurschgestafel, il sentiero segue la dorsale ed esce dal bosco in vista della croce di Mannlibode (2386 m). Deviando a SE, si risale la spalla della montagna, superando un segnale trigonometrico e si prosegue fino ad una cima quotata 2612 m. Perdendo qualche metro di quota, si raggiunge un colle e, con breve risalita, si arriva in vetta (2671 m)

Discesa: dalla vetta siamo tornati al colle, per scendere poi in direzione SE per ripidi prati. La direzione è segnalata con paletti bianco rossi, ma non c’è sentiero. Facciamo una deviazione per recarci sul luogo dell’incidente, poi rientriamo sulla traccia dove, alla baita di Chummestafel, ritroviamo il sentiero. Fino al fondovalle la discesa è piuttosto ripida, poi si incontra la strada sterrata che percorre la Blinnental e ci riporta a Reckingen.

Tempo di salita: 4 ore circa; 3,30 per la discesa
Dislivello: 1400 m circa con le risalite
Sviluppo: 15,5 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: percorso di salita ben marcato e segnalato. In discesa bisogna fare un po’ di attenzione a non perdere di vista i paletti e le traccie di vernice. La direzione è comunque evidente e dall’alto si vede il sentiero nei pressi della baita.


Monte Mars Via Innominata 9 Luglio 2022


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Eravamo già stati qui per percorrere la bella cresta Carisey; abbiamo voluto tornare per provare un altro itinerario, più lungo e impegnativo sullo sperone S del monte Mars. Anche questa volta siamo saliti dal versante valdostano. La via è stata riattrezzata nel 2019 dalla Guida Alpina Gianni Lanza, infaticabile valorizzatore di queste montagne.

Avvicinamento: abbiamo lasciato l’auto nel parcheggio di Pian Coumarial (1450 m), piccola frazione di Fontainemore, per prendere il sentiero 3A e le indicazioni per il rifugio Coda. Si passano alcuni alpeggi, alternando tratti su mulattiera ad altri su sentiero. Prima di un ponte in legno, abbiamo preso il sentiero che sale a sinistra. Raggiunta la conca dov’è adagiato un minuscolo laghetto, abbiamo lasciato il sentiero 3A per seguire le indicazioni per il rifugio Coda. Con una ripida salita che fa guadagnare rapidamente quota, in breve siamo arrivati al Colle Sella (2240 m). Scendendo sul versante Biellese, si percorre un tratto del sentiero GTA in direzione di Oropa. Appena prima del tratto attrezzato con catene a monte e mancorrente a valle si trova l’attacco della via indicato da una targhetta con il nome. Pochi metri a sinistra dell’Innominata parte un’altra via..

L1, 25 m, IV; bella placca verticale con buone prese, uscire su terrazzino sosta con 2 spit da collegare.

L2, 30 m, IV+/V; placca e strapiombino; uscita a destra, ignorando lo spit che si vede in alto a sinistra (altra via). Sosta con 2 spit collegati da cordino e anello di calata.

L3, 30 m, IV; superare la placca verso destra poi puntare al diedro alla cui base si sosta su 2 spit.

L4, 30 m IV+; salire il diedro su belle lame e proseguire in placca e raggiungere la sommità del primo salto tenendosi a destra, ignorando la sosta di calata a sinistra. Sosta con 2 spit+ anello

L5, 30 m II; salire il facile tratto erboso, aggirare a sinistra o risalire lo sperone roccioso e raggiungere una roccia staccata. Sosta con 1 spit.

L6, 30 m IV; alzarsi in spaccata sfruttando la roccia staccata, e proseguire poi più facilmente fino alla sosta con 1 spit.

L7, 30 m IV+; risalire la spaccatura, poi facili placche. Cordino di sosta su uno spuntone.

L8, circa 70 m, II; percorrere la cresta orizzontale e poi in discesa con facili passaggi, risalendo poi a destra il pendio erboso verso un camino, alla cui base si vede una targhetta con il nome della via. Possibilita di conserva protetta; 2 spit e spuntoni

L9, 30 m, IV+; salire il facile camino e uscire sul bellissimo spigolo aereo con buone prese, sosta con 2 spit.

L10, 25 m; V-; bella placca lavorata, sosta con 2 spit.

L11, 30 m; seguire la facile cresta III risalire un ostico risaltino 5c/A0 e proseguire sulla cresta fino alla sosta prima del tratto erboso su 1 spit.

L12, 30 m; II superare il pendio erboso verso sinistra, alla base di uno sperone roccioso (targhetta con il nome della via) sosta con 1 spit.

L13, 30 m; IV+ ; salire la placca poi il camino e uscire versodestra, sosta con 1 spit.

L14-L15 30+30 m ; due facili tiri che si possono accorpare e percorrere in conserva protetta: percorrere la cresta, aggirare a sinistra gli spuntoni e risalire a destra verso un passaggio squadrato. Sosta su uno spit

L16, 30 m, III; salire la cresta su placca abbattuta ed unmuretto. Sosta con 1 spit.

L17, 30 m, IV; continuare sul filo di cresta. Sosta con 1 spit.

L18, 30 m, III aggirare a destra lo sperone della cresta, poi a sinistra attraversare in orizzontale con passo facile ma esposto. Risalire facilmente le roccette tra i rododendri. Sosta su 1 spit.

L19, 30 m, III scendere qualche metro a sinistra ad aggirare due spuntoni e salire un facile diedro e portarsi alla base della evidente fessura con quarzo, sosta da attrezzare su spuntone.

L20, 15 m, 5c/A0; fessura molto bella accanto a una vena di quarzo, da affrontare in dulfer. Volendo, a metà della fessura è possibile uscire in verticale con passi divertenti, sfruttando due vecchi chiodi. Sosta con 2 spit.

L21, 30m, III; salire verso destra su un blocco appoggiato, poi per placche abbattute e cresta arrotondata , sosta con 1 spit. Questo tiro è facile ma non abbiamo trovato spit. Possono essere utili friend medio piccoli.

L22, 30 m, I; seguire la cresta in conserva fino alla cima del Dado, indicata da un ometto.


DISCESA: dalla sommità del Dado, si può proseguire per facile cresta (II e passaggi erbosi) fino al colle dove si incontra il sentiero attrezzato che porta al Monte Mars, oppure scendere lungo la Carisey per una decina di metri, fino a reperire una targhetta bianca e la sosta di calata. Con una doppia di 10/15 m si arriva alla base del Dado. Da qui abbiamo scelto di scendere il canale franoso sul versante valdostano con una doppia da trenta metri (cordone e anello di calata su un masso) e un po’ di attenzione a non smuovere i sassi. Pochi metri più in basso si incontra il sentiero che, dopo un tratto a mezza costa con corde fisse, porta ad incrociare l’itinerario di salita poco sotto al passo.

Attrezzatura: corda da 60 m, 10 rinvii, qualche friend non indispensabile.

Tempo di salita: 2,30 ore al’attacco, 5 ore per cresta, 3 ore per il rientro.
Dislivello: 800 m circa all’attacco, 450 m di sviluppo per la cresta
Sviluppo: 12,6 km circa
Difficoltà: D+, IV obbligatorio, 5c a0

Condizioni: magnifica via, lunga e di soddisfazione, su roccia bellissima e solida. Un ottimo granito ricco di appigli e appoggi. La via, tranne il 21° tiro, è tutta attrezzata. Alcuni tiri possono essere accorpati. I tratti erbosi richiedono attenzione. Il sentiero di avvicinamento è ben segnalato, così come la discesa sotto al canale.


Valle Anzasca Passo Mondelli e Passo del Moro 02 Luglio 2022


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Relive ‘Passo Mondelli’

Quello di Mondelli è un passo che si apre a quota 2830 m lungo la cresta di confine che unisce il Pizzo di Antigine allo Joderhorn. E’ un itinerario a torto poco frequentato, in ambiente incantevole, severo e poco antropizzato, che riporta alla memoria le fatiche degli spalloni che, fino agli anni 70 del secolo scorso, utilizzavano questo valico per i loro traffici. Una piccola cappella eretta nel 1985, ne ricorda le avventurose imprese. La possibilità di traversata al passo del Moro e la discesa in funivia evitano di ripercorrere l’itinerio di salita.

Lasciata l’auto nel parcheggio all’ingresso del paese (1181 m), si attraversa il piccolo borgo passando d’innanzi alla bella casa degli specchi e si prende la mulattiera costeggiata da muretti in sasso, in direzione NNO. La mulattiera lascia presto il posto ad un sentiero che sale ripido nel bosco e conduce alle baite dell’alpe Cortevecchio (1476 m). Il sentiero, pulito di recente, porta ad attraversare il torrente (alcune corde fisse aiutano a superare un tratto che, se bagnato, può essere un po’ insidioso) e risale sfruttando un sistema di cenge che consentono di superare la barra rocciosa. Ormai fuori dal bosco, il sentiero ben segnalato con recenti segni di vernice raggiunge l’alpe Predenon (1831 m) e risale con pendenza costante tra distese di rododendri. Il passo è visibile dritto davanti a noi, ma ancora lontano. A quota 2300 di incontra una bellissima radura, attraversata dal torrente che forma pittoresche cascatelle. I segni di vernice aiutano a districarsi nella pietraia. Ci e si sposta ora sulla sinistra (destra orografica), per superare delle placche rocciose. Attraversato un piccolo nevaio la traccia risale ora molto ripida gli sfasciumi e, con stretti tornanti, porta al passo (2830 m).

Discesa: dal cippo di confine ci si abbassa sul versante svizzero e si seguono i segni rossi che guidano tra i grossi blocchi in direzione SO. Le placche di neve dura o ghiaccio possono essere facilmente aggirate abbassandosi leggermente, per risalire poi sulla traccia originaria. Paletti, ometti e segni di vernice aiutano a districarsi tra placche rocciose e grossi massi, anche se la statua della Madonna ben visibile lascia pochi dubbi sulla direzione. Raggiunta la spalla dello Joderhorn si può scendere verso lo skilift del San Pietro o, come abbiamo fatto noi, proseguire verso la statua. Da qui una serie di gradini aiuta a superare le placche rocciose e, passando accanto al laghetto, si arriva alla stazione della funivia. Gitona!

Tempo di salita: 4,15 ore; 1,15 per arrivare alla funivia
Dislivello: 1750 m circa con le risalite
Sviluppo: 8,8 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: percorso  ben segnalato fino al passo, poi qualche segno di vernice e qualche paletto di segnalazione. Pochissima neve. I tratti ghiacciati si aggirano facilmente.