Monte Capio da Sabbia 12 maggio 2018


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VALSESIA MONTE CAPIO (2172 m) DA SABBIA

Il Capio è per noi una classica salita da Campello. Questa volta abbiamo deciso di provare il versante Valsesiano, ed abbiamo scoperto un itinerario molto bello e vario.

Presa la strada per Sabbia, la si abbandona ad un tornante sinistro, per imboccare una stretta stradina che si inoltra nella Val Sabbiola. La si segue fino alla sbarra, dove si lascia l’auto in uno slargo. La strade sale ripida, ed è tagliata da un sentiero a tratti ripidissimo. Attraversato un ponticello si arriva alla frazione di Montata (880 m). Il sentiero continua ripido nel bosco, da cui esce a quota 1110, nei pressi della baita isolata dell’alpe Corti. Si sale ora tra ripidi pascoli e rade betulle, per un largo sentiero che taglia il pendio con lunghi diagonali e porta all’ampio ripiano su cui sorge l’alpe Campo (1527 m). Qui ci sono due possibilità: salire il ripido sentiero alle spalle delle baite e raggiungere la cresta spartiacque tra Val Sabbiola e Valbella, oppure inoltrarsi, con sentiero in leggera discesa, nell’ampia valle a sinistra dell’alpe. Noi scegliamo questo itinerario, e ci inoltriamo nella valle solcata da numerosi ruscelli gonfi d’acqua di fusione. Ripresa la salita, arriviamo all’alpe Laghetto (1810 m), ancora coperta di neve, dove i due  itinerari si incontrano. Passiamo accanto ai ruderi delle abitazioni diroccate della miniera di nichelio e, dopo aver dato uno sguardo all’imboccatura dei pozzi minerari, proseguiamo la salita in una ampia vallata interamente innevata. Prima di raggiungere il colle dei Rossi attraversiamo a sinistra, per aggirare la bastionata rocciosa e risaliamo poi l’ultima ripida salita su pascoli innevati, che ci porta in vetta (2172 m).

In discesa, tornati all’alpe Laghetto, seguiamo l’ampio sentiero che sprosegue il direzione del crestone spartiacque e lo percorre, ora su un lato ora sull’altro, per scendere poi ripidissimo all’alpe Campo, dove ritroviamo il sentiero di salita.

Tempo di salita: 3,15 ore
Dislivello: 1400 m circa
Sviluppo: 12,8 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: percorso  ben segnalato (itinerario 561) fino all’alpe Campo e  sulla cresta. Il sentiero che si inoltra nella valletta di sinistra a volte si perde un po’ ma la direzione è sempre evidente. Da quota 1800 m in su la neve è ancora abbondante, ma la meta è già visibile e l’itinerario logico. In discesa abbiamo visto scendere una valanga di apprezzabili dimensioni dal ripido versante della Cima di Ronda



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Colle della Bottigia 2 aprile 2018

 


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VALSESIA COLLE DELLA BOTTIGIA DA CARCOFORO

Il vento e le nevicate dei giorni scorsi hanno colpito soprattutto i settori settentrionali delle Alpi, risparmiando in parte la Valsesia. Decidiamo quindi per questa bella gita, che parte dal bellissimo paese di Carcoforo (1304 m), in alta val d’Egua.

L’itinerario parte dal centro del paese, dove si lascia l’auto in un ampio piazzale.
Si segue la strada fino al villaggio Selva Bruna e si prosegue sul fondovalle in direzione O. Raggiunta la congiunzione dei due torrenti, si attraversa il rio Fornetto e ci si innalza rapidamente nella stretta valle. Raggiunta una baita isolata sotto a una fascia di rocce, si devia a destra, per seguire il sentiero estivo che risale il rado bosco. Si prosegue in direzione NO fino ad incontrare un ampio canale che, in direzione OSO, porta alle baite dell’alpe Fornetto, ormai oltre la fascia boschiva. Risalendo i dossi si torna a puntare a NO, in direzione del bivacco dell’alpe Massero (2082 m), visibile dal basso. Una serie di dossi e vallette, sempre nella stessa direzione, porta ad un ripiano a quota 2400 m, ormai in vista del colle, dove abbiamo preferito fermarci.

Discesa su neve a tratti un po’ molle, ma generalmente ben sciabile. Molto lenta in basso, a causa del caldo che comincia a farsi sentire.

Tempo di salita: 3 ore, comprese le soste;
Dislivello: 1100 m circa
Sviluppo: 10,5 km circa
Difficoltà: BS

Condizioni: tanta neve, generalmente ben assestata. Osservato numerose valanghe di neve umida dai pendii verso il colle del Termo. Qualche piccolo scaricamento anche sul nostro itinerario, dai pendii ripidi esposti al sole. Il pendio sotto al colle appare molto carico di neve portata dal vento. Per questo motivo ci siamo fermati a quota 2400 m.

Bibliografia: Marco Maffeis, Scialpinismo – Valsesia Monte Rosa, Blu Edizioni


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Monte Bo 28 Dicembre 2017


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VALSESIA MONTE BO (2071 m) DA RASSA

Classica gita invernale che, scegliendo con cura l’itinerario di discesa, si può effettuare anche dopo una nevicata.
Da Rassa (920 m), si sale la nuova strada che, con qualche tornante, porta ad un gruppo di baite. Seguendo il sentiero estivo ci si inoltra nel bosco, per uscirne a quota 1550 m circa, nei pressi di un gruppo di baite. Da qui si punta all’ampia spalla della montagna, che si raggiunge a quota 1700 m circa, e la si risale fino alla vetta
In discesa, tornati sui nostri passi fino al ripetitore, abbiamo sceso i ripidi pendii NO, in direzione dell’alpe Scandalorso (1446 m). Dall’alpe si rientra nel bosco e, con le condizioni attuali, è un continuo metti e togli fino a Rassa.

Tempo di salita: 2,45 ore, comprese le soste;
Dislivello: 1050 m circa
Sviluppo: 9 km circa
Difficoltà: BS

Condizioni: neve sufficiente in salita nel bosco, polverose e recente, senza fondo; insufficiente per la discesa. Ventata oltre i 1600 m, con tendenza a formazione di lastroni nelle zone di accumulo. Polvere rimaneggiata dal vento, a tratti ben sciabile, altrove un po’ pesante.


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Colle Mud 4 Novembre 2017


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VALSESIA COLLE MUD (2324 m) DA ALAGNA

Gita condizionata dal maltempo, ma comunque piacevole e interessante. La meta era il Corno Mud, ma la scarsa visibilità e le pessime previsioni ci hanno convinti a fermarci al colle.

Partiti da Pedemonte (1224 m), poco oltre Alagna in direzione Acqua Bianca, si segue il sentiero 208, ben tenuto e segnalato: dopo pochi metri, si lascia il sentiero che sale alla Bocchetta della Moanda e, attraversato il torrente Mud su un ponte di legno, si inizia a salire con comodi tornanti verso il primo degli alpeggi, Z’Ise hus (Casa Ferro) 1627 m. Si prosegue sempre tenendo la destra orografica e si raggiungono gli alpi Mud di Qua (1887 m) e Venghi (2042 m).
Poco oltre il sentiero si divide; a sinistra porta a Oubre Alpu (alpe superiore) 2264 m, dove si trova il rifugio Ferioli, con un bel locale invernale, mentre proseguendo dritti si raggiunge il colle Mud (2324 m). Il colle si può raggiungere anche dal rifugio, in 15 minuti circa.

Tempo di salita: ore al rifugio Ferioli, 15 minuti al colle.
Dislivello: 1100 m circa
Sviluppo: 10,5 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: percorso sempre evidente e ben segnalato (itinerario 208). Consigliabile una visita ai bei borghi di Pedemonte e Ronco


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Cima di Bo 29 Ottobre 2017


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VALSESIA PUNTA DEL TALAMONE (2488 m) E CIMA DI BO (2556 m) DA RASSA

Ancora una bellissima gita in Valsesia, questa volta partendo da Rassa.
La Cima di Bo l’avevamo già salita altre volte, ma sempre dal versante biellese. Questa volta abbiamo voluto seguire l’itinerario valsesiano. Il percorso è lungo e vario e porta a percorrere quasi interamente la Val Sorba.

Partiti da Rassa (917 m), abbiamo preso la mulattiera che, con ripido tornanti, porta alle baite dell’alpe Piane (1100 m). Proseguendo in direzione S, sempre su bella mulattiera, siamo arrivati all’alpe Scandalorso (1446 m). Un lungo diagonale il leggera salita porta all’alpe Sorbella (1636 m), con la caratteristica chiesetta dedicata a San Gioacchino. Superata la strada, il sentiero sale nel bosco, passando nei pressi di una depressione, la Bosa, dove in un lontano passato c’era un lago. Si compie un largo giro, nel bosco che si dirada, e si risale una pietraia frammista a rododendri, fino alla Forcella del Larice (2000 m). Si supera una conca detritica fino ad arrivare ad un dosso, ai piedi del quale si trova il lago del Talamone. Aggiratolo sulla destra, si riprende a salire la pietraia e si raggiunge l’ampia dorsale detta Schiena Piatta, che sale verso la Punta del Talamone. A questo punto consiglio una breve deviazione per salire a questa panoramica cima. Tornati sulla traccia di salita, si segue, aggirando a destra le difficoltà,  la cresta che scende al colletto dove si incontra l’itinerario che sale da Montesinaro. Qui inizia l’ultima salita, seguendo una traccia che si districa tra grossi massi e in breve porta alla vetta. Pochi metri sotto alla cima c’è il bel bivacco Antoniotti.

In discesa, tornati sui nostri passi fino alla colletto, abbiamo preso il sentiero che scende in Valle Cervo e l’abbiamo seguito fino a quota 1900 m circa. Lasciato il sentiero principale, siamo saliti al passo del Croso (1940 m), dove si incontra l’itinerario 253 che scende in direzione dell’alpe Toso (1649 m), dove c’è un bivacco del CAI. Prima di raggiungere il bivacco, un sentiero si stacca sulla destra e percorre per un tratto la destra orografica della valle, per attraversare poi il torrente e congiungersi con il buon sentiero che, in meno di due ore, riporta a Rassa. Gitona spettacolare

Tempo di salita: 5 ore, comprese le soste; 30 minuti in più se si vuole salire anche al Talamone; 10 ore per la gita
Dislivello: 1850 m circa con le risalite
Sviluppo: 24 km circa
Difficoltà: EE ben allenati

Condizioni: percorso quasi sempre evidente e abbastanza segnalato (itinerario in salita 252; in discesa, dal passo del Croso, 253 e 251); gran parte della salita è su pietraie e il sentiero è spesso solo una sporadica traccia. Porre un po’ di attenzione sulle pietraie, dove i segni non sempre sono ben visibili


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Punta Sivella 21 Ottobre 2017


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VALSESIA PUNTA SIVELLA O CICIOZZA (2523  m) DA CAMPERTOGNO

Gran bella scoperta la Valle Artogna, posta sulla destra orografica della Valsesia, che si unisce a quest’ultima all’altezza di Campertogno.
La punta Sivella è una bella cima, molto panoramica e la si raggiunge con un percorso vario e interessante. Altrettanto interessante è la discesa verso l’alpe Campo, dove c’è un bivacco, che consente di percorrere buona parte della Valle Artogna, costellata di alpeggi.
Si parte da Tetti (827 m), frazione di Campertogno, appena attraversato il fiume. Una bella mulattiera percorre un itinerario devozionale, cadenzato da numerose cappelle votive, e porta prima alla chiesetta della Madonna degli Angeli, poi alla chiesa della Madonna del Callone (1092 m). Percorso un bel bosco, si esce sui prati di Argnaccia (1183 m). La mulattiera prosegue tra muretti a secco, per diventare un sentiero che sale tra gli abeti. Raggiunto Cangello, il sentiero si inerpica ripido nel fitto bosco, fino ad una sella a quota 1583 m, dove inizia un lungo diagonale in leggera salita che taglia il ripido versante e porta all’alpe Vasnera (1731 m). Attraversata una colata detritica, si continua quasi in piano fino ad incontrare, poco prima di una baita isolata, un sentiero ripidissimo che sale dritto in direzione S. Raggiunta quota 2200 m circa, il sentiero gira a O, per risalire un ripido canalino che sbuca sulla cresta N della montagna a quota 2370 m. Da qui, in breve, per facili roccette e tracce di passaggio si raggiunge la vetta (2523 m).

In discesa, tornati sui nostri passi per poche decine di metri, abbiamo preso la traccia (cartello) che scende all’alpe Campo, dove si incontra un buon sentiero che, attraversando numerosi alpeggi, riporta a Campertogno.

Tempo di salita: 4,30 ore, comprese le soste; 9 ore per la gita
Dislivello: 1700 m circa
Sviluppo: 24 km circa
Difficoltà: EE

Condizioni: sentiero quasi sempre evidente e abbastanza segnalato (itinerario in salita 278; in discesa 274 e 271). A volte le tracce di vernice sono sbiadite e poco visibili, ma nel complesso non ci sono problemi di orientamento. In discesa, raggiunta la sterrata, a quota 1120 m circa, è preferibile abbandonare la strada e prendere il sentiero che scende a sinistra (cartello) e passa nei pressi di una bella cascata.


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Tagliaferro

 


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VALSESIA – MONTE TAGLIAFERRO DA RIMA

Il Tagliaferro è una bella montagna che si eleva di fronte al versante valsesiano del Monte Rosa. Gli itinerari di salita escursionistici partono da Alagna o da Rima; c’è poi un interessante itinerario alpinistico (vedi gita), che percorre la bella cresta N.

Da Rima (1411 m) si prende un buon sentiero che conduce al rifugio Ferioli e al Colle Mud. Ad un bivio, lasciato il sentiero che porta al rifugio, si prosegue in direzione degli alpeggi di Scarpia. Usciti dal bosco si prosegue in direzione SO per raggiungere il passo di Vallarolo (2332 m). Davanti a noi, in direzione O, il ripidissimo prato che porta al Passo del Gatto (2761). Passati sul versante di Alagna, ora su terreno più roccioso e accidentato, con altri 200 metri di salita si arriva alla Madonnina di vetta (2964 m)

Tempo di salita: 4 ore circa, comprese le soste
Dislivello: 1550 m circa
Sviluppo: 13 km circa A/R
Difficoltà: EE
Condizioni: sentiero sempre evidente e pulito. Prestare attenzione sul ripido sentiero che porta al passo del Gatto, soprattutto il condizioni di terreno bagnato o ghiacciato.


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Torre delle Giavine

 


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VALSESIA – BOCCIOLETO- TORRE DELLE GIAVINE

La torre delle Giavine è un caratteristico monolito di solido gneiss che si staglia contro il cielo, per un’altezza di un centinaio di metri. E’ percorsa da numerose vie di arrampicata, anche artificiale, di varia difficoltà. Noi abbiamo percorso la Normale, via classica con difficoltà contenute, ma per nulla banale e con passaggi che richiedono attenzione. La spittatura è abbastanza lunga e in qualche passaggio è preferibile integrare. Bellissimo il passaggio della foglia, nel secondo tiro. Di non facile interpretazione la fessura iniziale del terzo tiro, dove può essere utile un friend piccolo

Appena superato Boccioleto, prendere la strada che sale a destra, in direzione Ronchi. Appena prima del quarto tornante, nei pressi di una casa, parte il sentiero 385 che porta alla torre. Raggiunta la base della torre, salire una corda fissa che porta all’attacco della via Francione Guala. Risalire il canalino roccioso (II) e proseguire verso destra, su una cengia, fino ad incontrare una seconda fissa, al termine della quale inizia la via (due fittoni resinati, scritta verde sbiadita NORMALE).

La discesa avviene in doppia, utilizzando le soste della via, tutte con anello di calata

Difficoltà: L1 4a, L2 4b, L3 5a, L4 3b (D) I gradi sono quelli trovati sulle guide, ma non fatevi ingannare; sono decisamente stretti
Tempo di salita: 40 minuti, all’attacco, 2.30 ore per la via
Dislivello: 250 m circa all’attacco, 90 metri la via
Attrezzatura: due mezze corde da 60, 10 rinvii, friend medio piccoli, attrezzatura per le doppie



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